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WhatsApp oramai è nel nostro DNA. Oramai dire “mandami un Whatsapp” o nella forma più terribile “whatsappami” è normale come respirare. Si da per scontato che ogni possessore di smartphone abbia la più famosa e utilizzata app di messaggistica installata.

Ed è vero. WhatsApp è la app più usata al mondo. Ma se continua così non so ancora per quanto.

Infatti nelle ultime settimane c’è stato un fuggi fuggi di utenti verso Telegram e Signal.

Sembra che il vizietto della Facebook Inc. di usare i propri utenti a fini commerciali cominci a stare sullo stomaco a molti. Forse le persone cominciano a svegliarsi e a pensare con il proprio cervello.

Ma andiamo con ordine

WhatsApp ti vuole

Già, WhatsApp è l’ultima della app appartenenti alla grandissima famiglia Facebook che ha deciso di sfruttare i suoi 2 miliardi di utenti per ingrossare ulteriormente il proprio conto in banca. Come? ma ovvio con il solito sistema, vendere i tuoi dati agli inserzionisti.

E come vuole farlo? ovvio anche questo, accettare nuovi termini di servizio “non proprio chiari” pena sospensione dell’account. E ciò non vale solo per i privati, vale anche per gli account business.

Per la serie: o ti vendi oppure sloggi. Solo che gli utenti stanno sloggiando e pure in massa.

Il loro obbiettivo è quello di raccogliere le informazioni degli utenti ed utilizzarle a scopo pubblicitario esattamente come avviene già su Facebook e Instagram per creare un nuovo shop su WhatsApp. E ovviamente in questo shop e su WhatsApp appariranno gli annunci pubblicitari personalizzati in base alle preferenze espresse durante le conversazioni.

In pratica il sistema è identico a quello dei social network ma in questo caso i dati li prendo dalla chat.

Si è ovviamente scatenato il putiferio. Non solo in Italia ma anche in India.

In questo podcast parleremo dei nuovi termini di servizio e della loro utilità a fini commerciali per il grande gruppo Facebook Inc.

Angelo Tropeano
Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

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1 Comment

  1. […] Facebook che con la pubblicità ci campa, e pure bene, non ha preso bene la notizia. Il perché è ovvio. Se gli utenti negassero l’accesso al tracciamento i profitti calerebbero parecchio. Ecco quindi che si è trovato il punto d’incontro: inserire una schermata che spiega agli utenti quanto è bello e importante consentire il tracciamento delle attività online per far fare un sacco di soldi a Facebook. […]

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