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L’intervista a Germano Milite, giornalista, videoreporter e fondatore di YOUng, il celebre portale di informazione indipendente, ci parla della sua visione odierna e futura dell’informazione.

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Durante il Coronavirus i giorni sono tutti uguali ma anche tutti diversi.

Per chi, come me, ha la fortuna di poter lavorare in remoto la giornata è scandita da impegni lavorativi e anche qualche momento di relax. Poi ci sono quei giorni in cui c’è quel momento che rende particolare quella giornata. La rende molto diversa dalle altre.

È quello che è successo il giorno in cui ho avuto l’enorme piacere di fare una chiacchierata con Germano MIlite.

Ci colleghiamo a Skype e ci si saluta. Non ci conosciamo, o meglio io conosco lui ma lui non conosce me. Come accade in questi casi vuoi cercare di non fare la figura della groupie e passare per cretino. Cerchi di sembrare naturale, come se avessi concluso poco prima un’altra intervista con un personaggio noto.

Come sempre avevo preparato una serie di domande. Non perché ami particolarmente fare la classica intervista ma per cercare di convogliare la chiacchierata sui temi che penso possano essere rilevanti.

Avessi saputo come sarebbero andate le cose non avrei neanche sprecato carta.

Virtual14 intervista a germano milite

Si comincia

Le solite frasi di rito: grazie per aver accettato di fare questa chiacchierata, ti seguo da tempo, dimmi il segreto del tuo successo, mi vuoi adottare, le solite cose insomma.

Ma a un certo punto accade qualcosa.

Accenno vagamente la prima domanda ma capisco che Germano ha già preso il via. Badate bene, non è partito a parlare come un fiume in piena tipo logorroico che dopo 5 minuti pensi di prendere una mazza e spaccarti un ginocchio per soffrire di meno. Si è allineato a ciò che volevo sapere.

Con molta naturalezza abbiamo cominciato a conversare come due persone che si conoscono da tempo e hanno scelto di sentirsi per parlare dei propri progetti, i propri sogni e cercare di fare il punto della situazione.

Insomma è stato un vero piacere.

Si ma poi?

Abbiamo parlato di come, ma soprattutto del perché, è nato il progetto YOUng, di come questo progetto è cresciuto nel tempo, ma in particolar modo siamo entrambi d’accordo su un punto fondamentale:

Il giornalismo lento.

Questa utopia. Un modo diverso di concepire l’informazione. Oramai qualunque boss di un portale cerca solo di riempire lo spazio a disposizione con qualunque notizia. L’eterna lotta per i click.

Devi accumulare click come Super Mario faceva con le monete. Anche perché i click portano davvero monete. Non cosi tante ma qualcosina la portano. Ma questo a cosa porta?

A diventare una cortigiana dell’informazione, a realizzare articoli solo su argomenti che possano attirare la massa di lettori a cui non interessa davvero se quello che c’è scritto corrisponde a realtà o no.

E questo è estremamente frustrante per chi scrive e inconsciamente anche per chi legge.

Ma oltre a questo abbiamo parlato anche dei finti guru del cash facile che oggi in rete nascono come funghi e spariscono come nebbia. Di come questi “personaggi” sfruttino l’ingenuità delle persone che sognano una vita migliore perché magari si sentono in trappola e sono disposte a credere a qualunque cosa pur di trovare un po’ di serenità.

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In men che non si dica

All’improvviso mentre lo ascolto guardo il timer della registrazione e mi accorgo che è già passata mezz’ora.

E li sorge un dilemma: vado avanti perché è piacevole chiacchierare con lui oppure termino perché ho paura che chi poi guarderà l’intervista farà il gesto del time-out?

La cortigiana che è in me prende il sopravvento. Ma ho ancora un po’ di controllo su di lei. Quindi concludo ma riesco a strappare al nostro ospite un altro appuntamento.

Ma questa sarà un’altra storia.

Angelo Tropeano
Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

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