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I lavoratori di Uber Eats hanno vinto. Finalmente una buona notizia per tutti quei ragazzi e ragazze che lavorano per una delle piattaforme di delivery più famose. Questa vittoria è l’ennesima tacca sulla tavola dei diritti di questa nuova categoria di lavoratori che sempre più spesso è soggetta a sfruttamento e a caporalato da parte di queste mega aziende.

Ovviamente Uber parla come se fosse stata una loro decisione ma i fatti non stanno proprio così

Uber eats diventa sempre più virtuosa a forza

Uber Eats ha dichiarato di essere la “prima azienda in Italia a mettere a punto un insieme di procedure chiare e iniziative concrete” di questo genere per i propri lavoratori.

Peccato che ciò è arrivato solo in virtù del fatto che a maggio il Tribunale di Milano aveva disposto l’amministrazione giudiziaria per l’azienda.

Uber Eats era stata accusata di caporalato sui rider e quindi ora cerca di ripulire la propria immagine facendo dichiarazioni da sindacalisti. Loro affermano di aver intrapreso un “percorso virtuoso intrapreso dal management” ma a me sembrano solo dei buffoni.

Per anni questi lavoratori sono stati schiavizzati e sono stati tra le categorie più a rischio durante la pandemia per uno compenso da fame.

L’economia basata sullo sfruttamento

Purtroppo i riders sono solo gli ultimi di una lista di categorie sfruttate da grandi aziende che fanno annunci per la tutela dei propri lavoratori come se fossero provvedimenti all’avanguardia.

Nel nostro paese da moltissimo tempo è diventato accettabile sfruttare i lavoratori di diversi settori per rilanciare l’economia della nazione. Ma la verità è che come al solito ci vanno di mezzo i comuni mortali mentre gli dei dal colletto bianco delle grandi società gonfiano sempre di più il loro conto in banca.

In questo podcast parleremo delle novità di questa nuova categoria e parleremo di come i lavoratori siano spesso poco tutelati dalle loro aziende per il bene dell’economia.

Angelo Tropeano
Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

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