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Entro luglio TIM ed Enel firmeranno un’intesa che ha come obiettivo quello di creare una rete broadband unica nel paese per energia e comunicazione.

TIM e Enel si uniranno per creare una sola rete.

Questo è l’obiettivo dell’intesa che dovrebbe concludersi entro fine mese tra le due società. Potrebbe essere la conclusione definitiva di un progetto nato nel 2015 e che in questi anni è stato portato avanti un po’ in sordina.

Ancora oggi non si vede definitivamente la fine di questo tunnel di trattative dove, ovviamente, l’aspetto evolutivo del paese, sia economico che tecnologico, è messo in secondo piano.

Non c’è niente da fare, quando noi italiani abbiamo una buona idea la fermiamo sempre per interessi economici. Non riusciamo proprio a pensare al bene comune. È più forte di noi.

Nella speranza che questa sia la volta buona, mi farebbe piacere condividere con voi questo importante progetto che potrebbe davvero rivoluzionare il sistema di comunicazione del paese e colmare quel gap tecnologico che abbiamo creato con il resto dell’Europa.

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L’Italia è parecchio in fondo alla classifica europea per connettività (dati del 2018)

Un’unica rete per maggiore velocità e copertura

Tutto parte da Open fiber. Una sorta di costola di Enel nata nel 2015 che dovrebbe realizzare e gestire le infrastrutture di rete a banda ultralarga in fibra ottica FTTH che dovrebbero coprire l’intera area geografica italiana.

Avete notato che ho usato il condizionale? Già perché ovviamente non basta crearla la rete, bisogna anche infilarci i dati dentro. Ecco perché nasce la partnership con TIM. Open fiber pensa alle infrastrutture e TIM a fornire la tecnologia.

Il problema qual è, nessuno dei due vuole cedere e su determinati punti economici che vi risparmio, e quindi L’Italia è ancora il fanalino di coda per quanto riguarda la connettività.

Si parla tanto di 5G ma da noi è già tanto se in alcune zone arriva l’ADSL.

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Una delle tante immagini che “spingono” la collaborazione tra TIM e Open fiber

Obiettivi al termine

Quando questo progetto venne fondato nel 2015 era ambizioso. Tanto da dargli addirittura un nome, piano BUL, acronimo di Banda Ultra Larga. L’obiettivo del piano BUL 2015-2020 era di arrivare a fornire il 25% della popolazione con la connessione a banda ultralarga entro la fine del 2020.

Non so voi,ma a me non hanno citofonato per dire “Uè Angelo, stiamo tirando la fibra a casa tua, ti interessa?”

Mi chiamano una valangata di operatori di call center per propormela ma poi quando vanno a verificare la copertura si rendono conto di aver sprecato una chiamata.

Stando ai dati forniti da Open fiber 669 comuni sono stati coperti dai PCN (punto di consegna neutro). In pratica è il punto della rete che fornisce accesso alle infrastrutture da parte degli operatori di telecomunicazioni che poi venderanno i servizi. Ma visto che l’unico operatore che attualmente può permettersi di gestire una mole di dati del genere è TIM, ecco nascere la presunta collaborazione.

Piccola nota del sottoscritto, i comuni in Italia sono 7918.

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il progetto BUL che ha come partner TIM

Datemi altri 3 anni

Visto che le sottrazioni sono operazioni semplici da fare, si sono resi conto che ballano 7249 comuni ancora sprovvisti del servizio di fibra. E visto che hanno avuto una media di circa 134 l’anno, Open fiber ha pensato bene di chiedere una proroga di 3 anni per completare il lavoro.

Non so perché, ma ho la vaga sensazione che la citofonata non verranno a farmela comunque nei prossimi 3 anni. Magari mi sbaglio. Vedremo.

il nuovo BUL prevede il completamento della copertura in banda ultralarga dei due terzi delle unità Immobiliari entro il 2021 e arrivare al 92% entro il 2022.

Teoricamente dovrei essere dentro.

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Il grafico delle intenzioni

L’intento è anche buono però…

Visto che si voleva fare un progetto fatto bene, i sistemi utilizzati per la digitalizzazione e dell’innovazione tecnologica della connettività sono molto buoni. Open Fiber ha comunicato di aver utilizzato un cavo multifibra dal CNO (centro nodale ottico) verso le utenze tramite l’utilizzo di diramatori, degli aggeggi che servono a diramare i cavi. Come le radici che si espandono partendo dal tronco, stesso concetto.

Ogni CNO dovrebbe servire fino a 256 immobili con i servizi dati.

Cosa ne penso

È surreale che ancora stiamo parlando di fibra ottica. Dovrebbe essere una realtà già consolidata in tutta la nazione e invece siamo ancora allo stesso punto di 5 anni fa. Tanti progetti, tante parole e poi tutto naufraga perché le due società che hanno il compito di far progredire il paese dal punto di vista della connettività litigano per le quote societarie.

Siamo davvero pessimi, non trovo altre parole.

Angelo Tropeano
Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

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