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Thomas Cook come simbolo della crisi del turismo organizzato?

Thomas Cook

Il fallimento di Thomas Cook, che con i suoi 178 anni vantava il titolo di operator più antico del mondo, può essere visto come il chiaro simbolo di un settore in crisi. Soltanto quest’anno, infatti, si sono registrati clamorosi fallimenti in Germania, in Gran Bretagna e uno in Francia, senza poi contare quelli del recente passato del nostro Paese. I tour operator soffrono la concorrenza dei colossi digitali del settore e faticano di conseguenza a trovare spazio sul mercato.

Una vera e propria strada verso il tramonto, quella che sembra percorrere al momento il settore del turismo organizzato. In Germania, ad esempio, hanno dovuto portare i libri in tribunale ben tre operatori, ovvero Wave Reisen, Galavital e H&H Touristik. Stessa sorte in Francia per Aigle Azur, mentre in Gran Bretagna abbiamo The Holiday Place, oltre naturalmente alla vittima più famosa di tutte, Thomas Cook. Un settore in crisi che ha avuto le sue manifestazioni anche in Italia. Nel nostro Paese, infatti, un terzo delle grandi agenzie di un tempo non esiste più e il fatturato complessivo del settore si è dimezzato. Tra le vittime più conosciute si annoverano Viaggi del Ventaglio, Valtur e Orizzonti.

Crisi del turismo organizzato

Ma per quale motivo i tour operator sono in difficoltà? A quanto pare uno dei principali motivi sarebbe da ricondurre alla digitalizzazione. Ebbene sì, con l’avvento di importanti colossi digitali, infatti, si sono abbassati i prezzi, ma soprattutto si è finiti per prendere il posto di tanti tour operator. Se prima per fare un viaggio ci si recava dall’agenzia di viaggio vicino casa, pagando la commissione, infatti, adesso non è più così. In un certo senso è come dire che ognuno è il tour operator di se stesso. Se a tutto questo si affiancano spesso management inadeguati, oltre alle varie problematiche di carattere politico e sociale, allora la frittata è fatta.

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A complicare ulteriormente la vita dei tour operator sono poi arrivate le compagnie aeree low cost. Per tanto tempo sottovalutate, hanno avuto un grande impatto sul turismo organizzato. Chiunque abbia acquistato almeno una volta un biglietto online, ad esempio di Ryanair e Easyjet, avrà di certo potuto notare come ormai tali aziende si propongano come dei tour operator a tutti gli effetti. A partire dalla prenotazione di alberghi, fino ad arrivare al noleggio di auto, vi è solamente l’imbarazzo della scelta.

L’impatto del fallimento di Thomas Cook

Soffermandoci sul caso Thomas Cook, quindi, riteniamo che tra le principali cause del suo fallimento vi è proprio il dover fare i conti con un mercato in cambiamento. Con a carico oltre cinquecento agenzie turistiche fisiche, tenere il passo delle varie piattaforme digitale è davvero difficile, se non per certi versi impossible. A tutto questo si aggiungono i vettori low cost. Quest’ultimi, infatti, sono riusciti anche a sfilare mete che fino a poco tempo prima erano un’esclusiva dei grandi tour operator.

A fare i conti con il mega fallimento Thomas Cook è anche il turismo italiano. In base alle stime di Federalberghi, infatti, emerge che una struttura su 10 è stata colpita e che l’importo medio dei crediti è pari a circa 118mila euro per struttura ricettiva. Al momento non ancora chiaro il quadro del nostro Paese e per questo motivo Lorenza Bonaccorsi, sottosegretaria al ministero per i Beni, le attività culturali e per il turismo, ha aperto presso l’Enit un tavolo di confronto con tutti i rappresentati del settore. L’intento è quello di scongiurare il rischio di un effetto domino, che potrebbe determinare il fallimento di molte aziende italiane, e non solo.

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A nostra avviso, quindi, il fallimento di Thomas Cook può essere visto come il chiaro esempio di un settore che cambia. Simbolo indiscusso di un modello di mercato che ha funzionato per 178 anni, infatti, i grande tour operator non è riuscito purtroppo a tenere i passi di un mercato in continua crescita e sempre più veloce. L’utilizzo delle nuove tecnologie, d’altronde, sta apportando notevoli cambiamenti nei vari settori e onde evitare crack futuri, è importante prestare attenzione ad ogni minimo particolare e soprattutto restare al passo coi tempi.

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