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Tettucci solari per ricaricare le e-Cars

Tettucci solari

Lightyear e Royal DSM cominciano una collaborazione per la realizzazione di tettucci solari da installare sui veicoli elettrici col fine di renderli indipendenti.

Tettucci solari per auto elettriche. Un’idea semplice ma al tempo stesso geniale.

Questo è l’obbiettivo della collaborazione tra Lightyear e Royal DSM. Tutto nasce da un una notizia buona e buona e una cattiva nel campo delle vendite delle e-Cars. Negli ultimi tempi quasi tutte le case automobilistiche hanno lanciato il proprio modello di auto elettrica con grande consenso delle persone attente all’ambiente. Quelle non dovevano essere convinte.

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Il problema sorge quando un utente medio, che dell’ambiente è interessato come a me interessa del campionato calcistico, si vuole avvicinare a questo segmento ma poi scopre che l’autonomia dell’auto è irrisoria e per caricarla deve creare un point charge a casa propria. Inoltre la mancanza di colonnine di ricarica sul territorio nazionale è imbarazzante, aumentando il disinteresse nell’utente medio.

La domanda sorge spontanea: Perché devo spendere una palata di soldi per un auto che posso caricare con molta difficoltà? Mi dispiace ammetterlo ma le perplessità sono fondate.

Il design della Lightyear One

Ti ricarico o no?

E se non avessimo bisogno di girare l’intera nazione per dover ricarica la nostra auto elettrica? Potrebbe già essere un grande incentivo alla diffusione di questo sistema di trasporto. Ecco quindi nascere Lightyear One, la prima auto con pannelli solari integrati nel tettuccio. Farà il suo debutto sul mercato nel 2021 con la consegna dei primi modelli in pre-order.

Il tetto dell’auto avrà cinque metri quadri di celle solari integrate e protette da vetri di sicurezza a doppia curvatura. I dati diffusi dall’azienda dicono che l’auto potrà generare fino a 20.000 km di autonomia in un anno grazie alla ricarica solare. Parliamo di una cifra compresa tra il 70 e il 90% dell’energia consumata in un anno dall’auto.

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Mica patatine.

Il tettuccio solare che permette di ricaricare la Lightyear One

Collaboriamo?

Ma se l’auto esiste già e verrà commercializzata, perché creare una partnership? In effetti le due aziende avranno un ruolo complementare. Anche se la Lightyear One è già stata progettata lo scopo dell’azienda è quello di rendere ogni tipo di veicolo autonomo grazie all’implementazione dei pannelli solari.

La Royal DSM giocherà un ruolo chiave in questo compito. Questa società è molto attiva nel campo campo delle energie rinnovabili e non solo. La mission aziendale è quella di studiare e applicare le nuove tecnologie per migliorare il benessere del pianeta e delle persone.

La Royal DSM ha infatti sviluppato lo strato esterno dei tettucci solari creando Conductive. Questo strato non ha solo la funzione di proteggere i pannelli e aumentare la sicurezza dei passeggeri, ma incrementa l’indice di assorbimento dei raggi solari riducendo al solo 3% la dispersione dell’energia immagazzinata.

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Ecco perché quest’auto ha questa enorme autonomia.

Gli interni della Lightyear One

Gli obbiettivi dei tettucci solari

L’obbiettivo di Lightyear e DSM è quello di rendere l’energia solare una realtà per l’intero pianeta. Vogliono essere promotori di uno stile sostenibile ed estendere su larga scala questi principi partendo dal trasporto.

Questa tecnologia, oltre che alle macchine, è applicabile a qualunque tipo di mezzo di trasporto. Pullman, scooter, camion ecc. Tutto il trasporto potrebbe diventare sostenibile con un enorme impatto ambientale ed economico.

Cosa ne penso

Ci dobbiamo sbrigare. Il pianeta è stato profondamente compromesso. Stiamo contribuendo alla nostra estinzione. Se non viriamo verso delle politiche eco compatibili saremo i primi esseri viventi ad auto eliminarsi dall’evoluzione.

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La nostra economia è basata sulla mobilità. Persone e merci si spostano a dei ritmi insostenibili per l’ambiente. Con questa tecnologia non dovremmo rinunciare alla mobilità a cui siamo abituati e neanche alla nostra sopravvivenza.

Purtroppo sono consapevole che la strada per stimolare le coscienze ambientali del pianeta è ancora lunga. Ma innovazioni come queste danno speranza. La creazione di sistemi che non impongono un cambiamento radicale alle persone ma lo migliorano possono essere accolte più facilmente anche dai più scettici.

Personalmente non riesco a capire come si possa essere scettici dinanzi alla distruzione della natura che stiamo inesorabilmente portando avanti. Le evidenze sono davanti a noi ogni anno sempre di più. Il negarlo è solo una pigrizia mentale ed etica. Oltre che economica.

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Ma la tecnologia sembra stia tenendo conto di questa pigrizia. Quotidianamente tante aziende stanno compiendo una rivoluzione per il bene comune oltre che per il loro profitto. Ciò dimostra che si può fare business anche proteggendo il pianeta.

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Da oltre dieci anni mi occupo di editoria. Quando scrivo perdo la percezione del tempo, esattamente come quando viaggio.

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