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Scienza

Streghe e Inquisizione: come funzionava davvero?

Streghe e Inquisizione sono un binomio ormai inscindibile, ma come andarono realmente le cose? Forse la nostra visione dei fatti è stata compromessa con il tempo? Forse non tutto ciò che crediamo vero è avvenuto. Cominciamo dunque questo viaggio tra religione ed esoterismo accompagnati dallo storico Alessandro Barbero.

L’Inquisizione

L’Inquisizione era un’istituzione ecclesiastica fondata dalla Chiesa cattolica. Questa era chiamata ad indagare, tramite un tribunale apposito, i sostenitori (o presunti tali) di teorie contrarie all’ortodossia cattolica, ovvero le eresie.

L’Inquisizione si può considerare stabilita già nel 1184 durante il concilio presieduto a Verona da papa Lucio III e dall’imperatore Federico Barbarossa. Lo scopo principale era quello di reprimere il catarismo, movimento eretico cristiano diffusosi in diverse aree d’Europa durante il Medioevo, e per controllare altri movimenti spirituali.

Nel 1252, papa Innocenzo IV autorizzò l’uso della tortura nei confronti dei presunti eretici, già ritenuti colpevoli dopo un interrogatorio prima religioso e poi civile.

Giovanni XXII estese i poteri dell’Inquisizione perché venissero puniti i sospettati di stregoneria, un insieme di pratiche magiche e rituali, specialmente a carattere religioso, capaci di influire positivamente o negativamente su altri individui, a cui spesso si giunge mediante l’influsso di un essere soprannaturale.

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Questo tipo di Inquisizione prende il nome di Inquisizione medievale, da distinguere da quella spagnola e portoghese. L’Inquisizione spagnola venne istituita da papa Sisto IV nel 1478 su richiesta dei sovrani Ferdinando di Trastamara, detto Ferdinando il cattolico, e Isabella I di Castiglia, chiamata Isabella la cattolica. Essa venne estesa alle colonie dell’America centro-meridionale e nel Regno di Sicilia (ma non a Napoli). L’Inquisizione portoghese venne istituita nel 1536 da papa Paolo III su richiesta di re Giovanni III. Essa si estese fino al Brasile, alle isole di Capo Verde e all’India.

Che cosa c’è di vero? E che cosa di falso? Parla Alessandro Barbero

Alessandro Barbero è professore ordinario di Storia Medievale all’Università del Piemonte Orientale. Volto noto e amato dai telespettatori di “Superquark” e “La storia siamo noi”, Alessandro Barbero ci aiuta a capire che cosa reputiamo erroneamente esatto circa il periodo dell’Inquisizione.

Perché l’Inquisizione, ad un certo punto, agisce in un certo modo, ovvero esercita il suo potere mediante torture? In realtà, spiega lo storico, il primo intento della Chiesa non era quello di uccidere il colpevole o presunto tale, bensì di redimerlo: era così, infatti, che si dimostrava il potere e l’efficacia dell’istituzione cattolica. La vittoria era quella della redenzione. Le cose cambiarono con i Domenicani, chiamati ad occuparsi dei tribunali inquisitori nel 1233, e i Francescani che diventarono più cruenti e decisi nelle pene inflitte ai malcapitati. Essi, avendo un legame particolarmente forte con la Santa Sede, non correvano il pericolo di ingenze vescovili.

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Alessandro Barbero spiega che l’idea che abbiamo oggi della tortura inquisitoria, è quella di immagini pornografiche dove il carnefice gode nel torturare la propria vittima. Questa distorsione è stata creata a partire dai polemisti protestanti (autori di scritti polemici) a partire del 1500.

La realtà storica del tribunale inquisitorio nasce nel Basso Medioevo in una società integralmente cristiana. Per contrastare i nuovi gruppi eretici, considerati dannosi per la comunità, la Chiesa comincia a praticare l’Inquisizione in buona fede. Il tribunale dell’Inquisizione agiva in modo ben preciso: si impiantava, convocava i testimoni e verbalizzava. Il suo scopo non era quello di bruciare la gente, ma di giungere ad un’ammissione pubblica e ad un pubblico pentimento per dimostrare che fede e religione vincono su tutto. L’accusato confessava, anche senza aver commesso il presunto peccato, chiedeva perdono alla Santa Madre Chiesa e faceva una penitenza più o meno dolorosa, come, ad esempio, un numero prestabilito di frustate.

Il tribunale civile era in realtà molto più severo che quello inquisitorio. Qui era normale torturare i malcapitati e fino al 1700 si è creduto giusto affliggere pene corporali a coloro che non vogliono, o non possono in quanto il fatto non sussiste, confessare. Le torture, inoltre, erano limitate dallo stesso papa: bisognava effettuare giorni di riposo, doveva esserci un consultorio medico e si potevano effettuare solo in alcune ore del giorno.

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L’accusa di stregoneria

Con il passare del tempo e la febbre della caccia alle streghe e agli stregoni, donne sempre più facile incappare nei sospetti delle Chiesa. Ad essere prese di mira erano soprattutto donne vedove o mai sposate. Le donne, poi, siccome erano responsabili delle pratiche preparto e assistevano mamma e figlio durante la nascita, spesso somministravano intrugli medicamentosi e questo bastava per far cadere su di loro il sospetto di stregoneria. Ciò avveniva anche al contrario: se si chiedeva ad una donna una “pozione” medicamentosa per un determinato male e questa non funzionava, ella era considerata una strega. La donna, dopo essere stata accusata, essersi pentita e aver scontato la propria pena, veniva esclusa dalla società poiché ormai “etichettata”.

Una raffigurazione di donne durante il Sabba, ovvero una riunione di streghe presieduta dal demonio

Medioevo e “streghe”

E’ curioso notare innanzitutto la distorta visione, almeno in parte, di molte delle nostre salde convinzioni. Certo, accuse, torture e uccisioni hanno subito mano a mano un veloce incremento, ma questo, come abbiamo visto, era dovuto in particolare a due ordini religiosi. Altrettanto curioso è il ruolo della donna dell’epoca. Ella era considerata fondamentale per il parto e per la cura del neonato dato che le ostetriche e le balie del tempo erano donne, poiché questi erano considerati mestieri da donna. Se una donna somministrava “medicine”, spesso fabbricate autonomamente, era considerata strega e se qualcuno si rivolgeva a lei per un rimedio medicamentoso e questo non funzionava, era comunque ritenuta una strega. Ma allora chi si era rivolto alla “strega” non era perseguibile di qualche pena? Spesso poi bastava una caratteristica fisica come un neo o il colore dei capelli per far ricadere il sospetto di stregoneria su una povera malcapitata.

Inoltre, perché dopo il processo e il pentimento pubblico, le “streghe” venivano comunque emarginate dalla società? Se si è stati perdonati, dalla Chiesa poi, i propri peccati passati non vengono cancellati? Dov’è lo spirito cristiano della comunità? Ecco che qui risaltano tutte le incongruenze della società di allora. Purtroppo le donne, le maggiori vittime del periodo inquisitorio, vivevano una condizione sociale molto difficile e precaria e già il fatto di essere donne poteva portarle in grossi guai. Oggi le battaglie delle donne sono altre, ma la società ha ancora qualche difficoltà a tutelarle veramente

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Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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