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Cybersecurity

Smart Speaker: ci parlano o ci spiano?

Una recente inchiesta condotta da Bloomberg.com ha rivelato il potenziale rischio di spionaggio che avverrebbe nelle nostre case tramite gli smart speakers.

Alexa, Cortana e Siri.

Ecco i nomi di donna più famosi della tecnologia mondiale, le assistenti dei dispositivi di Amazon, Microsoft e Apple. Basta pronunciare il loro nome, dire cosa vogliamo sapere e loro ci rispondono. Insomma ci ascoltano.

Già, ci ascoltano.

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Ora vi dirò un nome di un’altra donna, forse non è così famosa come le tre di prima, ma ciò che ha da dire è altrettanto interessante: Ruthy Hope Slatis.

Ruthy è una comunissima “signora” che è stata assunta da un’agenzia di lavoro temporaneo per conto di Amazon nel 2014. La sua mansione era quella di trascrivere su pc dei file audio che venivano direttamente da Amzon.com Inc.

In questi file si sentivano frammenti di discorsi. Il suo compito era quello di trascrivere ogni parola contenuta in questi file. Gli audio in questione non erano dei file classici come capita di sentire spesso online, ma sembravano proprio registrazioni ambientali con quella tipica qualità audio che i telegiornali e le inchieste giornalistiche ci hanno abituato a sentire.

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Col passare del tempo, Ruthy si rese conto che quelle erano conversazioni registrate all’interno di case con discorsi tipici della routine familiare.

Si sentivano voci di bambini che giocavano e chiamavano i genitori, conversazioni tra adulti insomma, il classico chiacchiericcio domestico. Ma non solo. Aveva trascritto conversazioni in cui si udivano indirizzi, numeri di telefono, pin di carte di credito, anche frasi intime e imbarazzanti. Aveva la pelle d’oca.

Nello stesso periodo, Amazon lanciava sul mercato Amazon Echo con integrata l’assistente virtuale Alexa.

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Le vendite di smart speaker vedono oggi Amazon Echo in testa alla lista. Il successo di questo dispositivo si deve alla straordinaria capacità di riconoscimento vocale da parte di Alexa rispetto ai competitor Google Home e Apple HomePod. Più di 100 milioni di persone nel mondo hanno acquistato Amazon Echo e questi numeri non tengono conto del Natale 2019.

Il nuovo Amazon Echo con Alexa che domina le vendite tra gli smart speaker

Ma siamo davvero destinati a finire come nel libro 1984 di George Orwell, spiati e controllati dal Big Brother?

Le stime dicono che entro il 2023 i dispositivi di smart speaker saranno circa 7,4 miliardi con un giro d’affari di 11 miliardi di dollari. Detto in soldoni, ci saranno più smart speaker che tablet.

Basti pensare che nell’ultimo trimestre del 2019 il mercato globale di questo device è cresciuto del 44%. Le previsioni parlano di un mondo dominato dagli assistenti virtuali.

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Florian Schaub, professore alla Michigan University, è stato intervistato da Bloomberg.com e ha affermato che la stragrande maggioranza di coloro che hanno acquistato un smart speaker negli USA, non è consapevole di essere registrata e pensa che, se anche così fosse, i dati vengano tutelati dalle società che li hanno acquisiti.

Praticamente le persone hanno un’estrema fiducia nei confronti di chi ci spia.

La copertina dell’inchiesta realizzata da Bloomberg.com

Amazon non ha voluto rilasciare dichiarazioni per spiegare meglio il caso, anche se i portavoce dell’azienda fanno sapere che il personale addetto alle registrazioni è stato perfettamente formato su come maneggiare le registrazioni.

Quindi ricapitolando, dobbiamo fidarci dell’azienda e di perfetti sconosciuti.

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Ovviamente tutte le ditte produttrici di smart speaker hanno subito rilasciato dichiarazioni in cui affermano che i dati che vengono processati non hanno bisogno di un operatore umano, ma il tutto avverrebbe grazie a IA in grado di far evolvere automaticamente il cloud dove risiedono le informazioni per il riconoscimento vocale.

Tralasciando l’ingenuità di chi crede ancora nelle favole e che sopratutto non impara dal passato (vedi il caso Facebook-Cambridge Analytica) anche gli stessi ingegneri che hanno realizzato il device, hanno affermato l’importanza del “supporto umano” definendolo indispensabile per l’evoluzione dello smart speaker.

Ma basta usare un po’ di logica: come potrebbe un dispositivo riconoscere milioni di voci completamente diverse tra loro per lingua, accento, dialetto, slang e abbinare tutte queste caratteristiche a comandi universali da eseguire?

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Gli smart speaker si basano sulla funzione speech-to-text, ovvero la trasformazione di quello che l’altoparlante riceve. In questo caso la nostra voce in un linguaggio che sia comprensibile al software della macchina. Io dubito fortemente che Alexa abbia implementato in se tutto il panorama linguistico mondiale.

Ci troviamo quindi di fronte all’ennesimo tentativo da parte delle grandi aziende di trasformare i nostri dati in materiale per far soldi. Per loro siamo una fonte inesauribile di informazioni per creare nuovi prodotti da farci acquistare.

Sembra quasi che ci sia una costante lotta ad infilarsi sempre di più nelle nostre vite. La cosa surreale è che vengono colti sempre sul fatto ma ciò nonostante alle persone sembra non interessare. Siamo disposti a barattare le nostre vite con l’ennesimo giocattolo.

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Oramai non siamo più consapevoli di quanti dati personali divulghiamo con e senza il nostro consenso. Anche se non abbiamo nulla da nascondere, non vedo perché qualcuno debba insinuarsi nelle nostre case. Ma soprattutto voglio avere un’alternativa per poter davvero decidere con libertà.

Per decidere liberamente bisogna conoscere perchè solo la conoscenza rende liberi.

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Da oltre dieci anni mi occupo di editoria. Quando scrivo perdo la percezione del tempo, esattamente come quando viaggio.

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