0

https://open.spotify.com/episode/4SW8RfG7wGqfP8fIUOTT50?si=jFGgV4RIRQO25un_-Igviw&utm_source=copy-link

È diventato emblematico il caso della bambina che si è suicidata dopo aver visto una sfida sul social Tik Tok e ora molte app hanno imposto limiti di età… ma siamo sicuri che non sia troppo tardi?

Il “casus belli”

A dare scoppiare la bomba è stato il caso di una bambina di 10 anni che ha trovato la morte dopo aver visto un video su Tik Tok, il social preferito dai giovanissimi. La bambina, Antonella Sicomero, è morta all’età di 10 anni dopo aver deciso di provare una sfida social, la “Blackout Challenge” in voga su Tik Tok tra i più giovani. Il papà, Angelo Sicomero, ha raccontato che lui e la mamma della bambina le avevano regalato Antonella un cellulare tutto suo per il decimo compleanno. La bambina desiderava diventate una star dei social e seguiva tutorial per truccarsi e acconciarsi i capelli. La piccola aveva 3 account su Facebook e 10 su Instagram. La bambina, il giorno in cui è morta, 20 gennaio 2021, prima di cena ha chiesto al padre una cintura e si è recata in bagno sola, senza la sorella di 9 anni da cui era inseparabile. I genitori l’hanno trovata senza vita e l’autopsia ha confermato la morte per asfissia.

La sfida “Blue Whale”

Questa challenge social mortale non è la prima. Tempo fa spopolava la “Blue Whale“. Il nome, letteralmente “balenottera azzurra”, deriva dal fatto che spesso le balenottere, al termine della loro vita, decidano di arenaria, proprio come se decidessero di suicidarsi. Anche “Le Iene” si sono occupate di questo fenomeno. La sfida dura 50 giorni e prevede regole ben precise e una sfida al giorno. L’ultima è il suicidio. Il macabro gioco è nato in Russia dove si è registrato in poco tempo un aumento preoccupante del numero di suicidò tra o più giovani. Sono centinaia i casi di morte da imputare alla sfida social dell’orrore. Le vite di chi decide di prendere parte a questo “gioco” sono affidate a sei curatori che decidono le prove da affrontare e anche il giorno in cui un dato utente deve uccidersi. Il curatore può essere contattato tramite vari social, tra i quali Facebook e Twitter. Una volta superata la sfida, come incidersi un braccio, l’utente deve mandare una foto al curatore come prova. Se l’utente si rifiuta di effettuare qualche sfida, subisce pressioni e minacce anche indirizzate ai familiari in quanto i curatori sono capaci di tracciare l’indirizzo IP.

La “Blue Whale” , una sfida mortale nata sui social

Una società allo sbando

Quando i cellulari sono entrati a fare parte della nostra quotidianità, sicuramente non ci si aspettava tutto questo. I social ci illudono di “metterci in contatto” gli uni con gli altri, in realtà, ci stiamo chiudendosi sempre più in noi stessi. La tecnologia e i social avrebbero dovuto arricchire le nostre vite con qualcosa di diverso, accessibile e divertente, ma ormai, molte persone non riescono più a fermarsi. Sono tanti a dichiarare di “non poter più vivere senza il cellulare” e tantissimi, soprattutto giovani, non distolgono mai lo sguardo da un display… chissà che cosa ci sarà mai di così importante da dire. Ormai è fuori controllo questo spasmodico desiderio di apparire, di farai vedere e si “diventare qualcuno”. Non è l’intelligenza a fare parlare di sé ma il numero di follower e questo è davvero preoccupante. È necessario agire adesso e non basta dichiarare l’età quando ci si iscrive ad un social media. I genitori e la scuola devono essere presenti ed educare e rendere consapevoli bambini e ragazzi della potenza degli strumenti a loro disposizione. Un social può informare o strappare una risata, ma può anche uccidere.

Monica Giulia Cantù
Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

L’Europa continua a non trovare le dosi di vaccino CoVid-19

Previous article

Abusivi che occupano le case e vengono tutelati

Next article

Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may also like

More in Social Media