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Economia

Recovery Fund, cos’è e come funziona?

Negli ultimi giorni si è discusso in Consiglio Europeo circa il varo di nuove misure per uscire dalla crisi economica che stiamo per attraversare in Italia, in Europa e nel mondo. Tra le misure proposte dalla commissione europea c’è stato il Recovery Fund. Molti si saranno chiesti di cosa si trattasse e cosa significasse per gli italiani. Facciamo un po’ di chiarezza.

Cos’è il Recovery Fund?

Il Recovery Fund è la risposta che i francesi hanno dato alla crisi da Covid-19.

Si tratta di un fondo pensato per l’erogazione dei Recovery Bond, titoli di stato emessi per risollevare le sorti dell’economia europea. La differenza tra i recovery bond e i coronabond sta nel fondo di garanzia. Mentre per i primi il fondo di garanzia è comune ed europeo, appunto il Recovery Fund, i secondi si basavano sulla mutualizzazione condivisa del debito. Il governo italiano, ovviamente, ha spinto fortemente per l’emissione dei coronabond perché la sua storia finanziaria non è virtuosa come quella di altri paesi come la Germania e l’Olanda che invece hanno osteggiato questa misura di contenimento per non prendersi carico dell’indebitamento dei paesi più deboli. Ovviamente hanno vinto i più forti.

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Recovery Fund, il fondo per la ricostruzione?

All’Italia servono un bel po’ di soldi per uscire da questa crisi senza precedenti. Questo è chiaro!

Sulla pagina LinkedIn dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani, Carlo Cottarelli, economista italiano, qualche giorno fa, parlava di 500 miliardi dicendo che la BCE ne avrebbe dovuto comprare buona parte in titoli di stato. Qualcosina l’avrebbero assorbita il MES e lo SURE ( = Support to mitigate unemployment risks in emergency, Urusula ha parlato di 100 miliardi) ma nonostante questa compravendita organizzata, mancavano all’appello ancora un po’ di money necessari all’Italia per ripartire. La parte restante dovrebbe essere emessa in titoli di stato che potrebbero essere acquistati in parte da residenti italiani e in parte da residenti esteri. Pare che la risposta europea data gli scorsi giorni a questo problema siano proprio i recovery bond.

A mio avviso prima di parlare di ripartenza bisognerebbe avere il buon senso di parlare di partenza. Lo dico facendo riferimento alle misure di sostegno alle imprese e ai lavoratori promesse gli scorsi mesi, di cui ho scritto in precedente articolo.

Sono ancora troppi gli italiani a cui sono state negate queste promesse di ripartenza. Parlo dei lavoratori in nero, e di tutti i lavoratori dipendenti e autonomi che da due mesi attendono, nella migliore delle ipotesi, l’arrivo della cassa integrazione e del bonus di 600€ che poi a un certo punto delle nostre vite dovevano diventare 800€ e poi non si è più capito che fine abbiano fatto.

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La Pandemia è stato il momento perfetto per scoperchiare il Vaso di Pandora di incompetenze, pubbliche, private e politiche del nostro bel paese. Ma torniamo all’Europa.

Il Recovery Fund dovrebbe essere questo piano di investimenti coordinato a livello europeo.

Come funziona per noi il Recovery Fund?

La BCE si aspetta nei prossimi mesi un calo del PIL tra il -5% e il -12% che dipende dalle misure di contenimento.

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Gentiloni, qualche giorno fa, annunciava che la data ufficiale per l’erogazione del Fondo di Recupero è il 1 gennaio 2021.

Abbiamo tutto questo tempo? Tra la BCE che parla di calo del PIL, le misure di sostegno governative che non arrivano, l’Europa che si prepara a lavorare il prossimo anno… possiamo permetterci in Italia di aspettare? La condivisione del rischio funziona se tutti gli stati hanno le stesse possibilità. Un po’ come quando il datore di lavoro ti dice che quel mese non ti può pagare perché non è stato a sua volta pagato. Ecco, è un po’ come la condivisione forzata del rischio d’impresa proposta da tanti imprenditori improvvisati. In ogni caso sopravvive chi ha più liquidità o in generale chi ha più risorse.

Il Recovery Fund serve appunto a sostenere i costi futuri dati dall’emergenza economica e sociale.

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Forse dovremmo fare come i nostri nonni ed emigrare in Germania alla ricerca di un lavoro migliore. Ah, no! C’è il virus non ci possiamo spostare. Possiamo solo sperare di resistere nell’attesa che i tavoli di discussione governativi nostrani portino all’erogazione di misure oneste e concrete… qualcosa di più rispetto ai teatrini tra maggioranza e opposizione a cui siamo abituati ad assistere e di cui continuiamo a pagare le conseguenze.

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Giornalista pubblicista, Copywriter e Social Media Manager. Ho 30 anni, sono laureata in Sociologia e specializzata in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Mi interessano le persone, i fatti sociali e i rapporti di potere. Amo viaggiare, scrivere, andare a teatro, cucinare, guardare serie tv e bere vino.

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