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Quando c’era Mario Draghi. Un fuoriclasse che ha cambiato l’Europa

L’Europa sta attraversando una forte crisi esistenziale ed il vortice del malcontento non si calma. Nel popolo si accende il nichilismo europeo e i pensieri prima fortemente europeisti, lentamente si affievoliscono. Nuove consapevolezze crescono nel terreno del sociale, nonostante le radici ancora deboli. C’era un tempo però in cui l’Europa brillava di ottimismo, tenuta per mano da un uomo che ha saputo prendersene cura: Mario Draghi.

Da bambino sapevo di avere un compito nella vita, un dovere che poi il futuro, la religione, la fede e la cultura mi avrebbero rivelato.MARIO DRAGHI

UNA VITA DI STUDI ED UN FUTURO BRILLANTE

Mario Draghi nasce a Roma nel 1947 e come tutte le grandi personalità non ha vita facile. Rimane orfano a soli 15 anni ed a prendersi cura di lui insieme al fratello e la sorella, è la cara zia, sorella del padre. Ma il futuro ha qualcosa di grande in serbo per lui. Draghi frequenta l’istituto Massimiliano Massimo di Roma, retto dai gesuiti. La fede ha un ruolo fondamentale nella sua formazione e diventa l’ancora che lo ha aiuterà a non arrendersi mai. I suoi compagni di classe sono Luca Cordero di Montezemolo e Giancarlo Magalli.

Draghi si laurea nel 1970 presso l’Università Sapienza di Roma, con relatore Federico Caffè ed una tesi sul Piano Werner. Con Caffè vi è un legame particolare, basato su stima reciproca ed ammirazione. Quando Draghi espone la su tesi non ha problemi a sottolineare il suo disaccordo con il Piano Werner, questo al suo tempo era stato un fallimento ed era troppo presto per pensare ad una moneta unica. Qui la rivelazione di Caffè, anche Guido Carli la pensava così. Il relatore, durante la seduta di laurea, fa riferimento all’idea dell’ex Governatore della Banca d’Italia che guarda caso, coincide con quella di Draghi. Un semplice complimento alla fine della tesi, ma che indica molto chiaramente il rapporto tra i due.

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IL VIAGGIO IN AMERICA E LA CARRIERA

Nel 1971 Draghi entra al Massachusetts Institute of Technology e nel 1977 consegue il PhD sotto la supervisione di Robert Slow. Il viaggio in America cambia per sempre la sua vita. Dal 1975 al 1981 è professore incaricato prima di Politica economica e finanziaria all’Università di Trento, poi Macroeconomia all’Università di Padova e di Economia matematica all’Università di Venezia. La sua presenza è fortemente voluta anche all’Università di Princeton ed alla John F. Kennedy School of Government, ad Harvard. Nel 1983 diviene consigliere di Giovanni Goria, Ministro del Tesoro nel Governo Craxi. Tra il 1984 e il 1990 è Direttore Esecutivo della Banca Mondiale.

Dal 1991 al 2001 è Direttore Generale del Ministero del tesoro. Viene chiamato da Guido Carli, ministro del Tesoro del Governo Andreotti VII, su suggerimento di Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca governatore della Banca d’Italia. È stato confermato da tutti i governi successivi. In questi anni è stato l’artefice delle privatizzazioni delle società partecipate in varia misura dallo Stato italiano.

Dalla campagna di privatizzazione di società come Telecom, Eni, Enel, Credit e varie altre, lo Stato italiano ricavò all’incirca 182.000 miliardi di lire. Secondo alcune stime il debito pubblico italiano scese dal 125 per cento sul Pil del 1991 al 115 del 2001. È inoltre la guida della commissione governativa che scrisse la nuova normativa in materia di mercati e finanza e per questa ragione viene informalmente chiamata Legge Draghi.

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GOLDMAN SACHS E LA GRECIA

Il 28 gennaio 2002 è stato nominato Vice Chairman e Managing Director di Goldman Sachs. Più tardi, quando il nome di Draghi incomincia a circolare per la carica di Presidente della BCE, la sua candidatura verrà messa in discussione a causa del periodo trascorso in Goldman Sachs. In particolare, a Draghi viene rimproverato il coinvolgimento nella vendita di derivati alla  Grecia, che le permetteranno di entrare nell’Euro.

Il 29 dicembre 2005 diventa il nono governatore della Banca d’Italia. Draghi viene chiamato a sostituire Antonio Fazio, costretto alle dimissioni in seguito allo scandalo di Bancopoli. Dopo la nomina a governatore della Banca d’Italia vendette le sue azioni Goldman Sachs e affidò il ricavato a un blind trust. Una forma di trust costituita allo scopo di separare completamente un soggetto dal proprio patrimonio, al fine di evitare alcune forme di conflitto di interessi.

È stato Presidente del Financial Stability Board dall’aprile del 2006 al 2011. Come presidente del Financial Stability Forum preparò un rapporto sulle cause delle turbolenze che hanno investito i mercati mondiali in seguito alla crisi dei sub-prime statunitensi, indicando anche i rimedi. Nell’aprile 2008 presentò al G7 a Washington il suo piano per migliorare la trasparenza dei mercati finanziari mondiali.

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Il 16 maggio 2011, l’Eurogruppo ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza della Banca centrale europea. Il 31 ottobre 2019, con il tradizionale rito di passaggio di consegne alla sua successore Christine Lagarde, termina ufficialmente il suo mandato di presidente della BCE.

DRAGHI, AMICO DELL’EUROPA E NEMICO NUMERO 1 DEI TEDESCHI

Draghi è tutt’oggi una figura fortemente criticata. Dalla politica di destra e da quella di sinistra, ma sopratutto dai tedeschi. Tra le critiche più spinte vediamo sicuramente la rappresentazione di Draghi in un recente articolo come il “Conte Draghila” intento a succhiare il sangue dei poveri cittadini tedeschi. Draghi è stato accusato di aver reso troppo facile la vita dei governi indebitati, diminuendo la pressione dei mercati nei loro confronti. L’egoismo dei tedeschi è una costante che non si è mai smentita. D’altronde però si sa che non esistono i ricchi e i poveri, ma poveri che esistono per permettere ai ricchi di esserlo. Sarà per questo che i tedeschi prediligono la regressione di altri paesi.

Mario Draghi però ha sempre risposto con pazienza alle critiche, ma sopratutto ha dimostrato di essere stato un’amico dell’Europa. Un uomo che ha sempre cercato di fare Tutto Il Necessario – Whatever it takes –, per salvare l’euro. Forse oggi avremmo bisogno di una personalità come la sua per rimettere insieme i pezzi di un puzzle che ormai sembra disfatto. Se però non si conosce il disegno o ancora, a nessuno importa del puzzle, allora il futuro è già segnato.

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