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Economia

Politici USA vendono azioni prima del crollo Covid-19

azioni

Il senatore Burr, Jeff Bezos di Amazon e Larry Fink di BlackRock prima dello scoppio della pandemia hanno venduto grosse quantità di azioni evitando così grosse perdite.

È di ieri la notizia che Il dipartimento di Giustizia ha aperto un’inchiesta sulle sospette vendite di azioni effettuate dai senatori poco prima che il mercato azionario precipitasse mentre gli Stati Uniti affrontavano la crisi del Coronavirus.

Questa notizia era un po’ di tempo che girava in rete ma si pensa fosse la classica notizia creata da qualche complottista economico. Ma forse dietro c’è qualcosa di più.

Infatti il dipartimento dell’FBI chiamato Securities and Exchange Commission ha avviato le indagini per approfondire meglio questo “colpo di genio borsistico” che questi personaggi hanno avuto.

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Il senatore Richard Burr

Ci hanno visto lungo?

Il Wall Street Journal ha rivelato un’analisi delle migliaia di transazioni avvenute tra l’inizio di febbraio e la fine della scorsa settimana. Pare che top manager e il senatore hanno venduto un controvalore di circa 9,2 miliardi di dollari in azioni delle proprie società. Una bella cifretta.

Non è la prima volta che Senatori americani vengano indagati per insider trading.

A causa di questo problema che si ripete abbastanza frequentemente negli USA, è stata creata nel 2012 la STOCK Act, ovvero la norma che vieta ai membri del Congresso di utilizzare informazioni non pubbliche sul mercato azionario.

Questa norma è stata creata proprio per tutelare le transazioni e impedire ai personaggi che, per ovvi motivi, vengono in possesso di informazioni che possono avere una certa rilevanza per sul mercato azionario. Sicuramente è molto strano che un Senatore e personaggi a lui vicini abbiano eseguito queste vendite prima del collo azionario provocato dal Coronavirus.

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Motivo per cui dopo alcune indagini ufficiose è scattata l’indagine ufficiale.

Ti piace vincere facile?

Cosi recitava lo slogan di un noto gioco italiano. Forse in questo caso è molto azzeccato.

La cosa sospetta è che il Senatore Burr è presidente della commissione Intelligence del Senato. Non solo avrebbe usato informazioni sanitarie riservate per speculare, ma ha anche espresso in pubblico giudizi diametralmente opposti sulla gravità della crisi per ritardare il crollo azionario.

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Il fatto è che lui aveva accesso ai rapporti allarmanti che avrebbe ricevuto dagli 007 sulle possibili conseguenze economiche del Coronavirus. Evidentemente questi rapporti erano talmente inquietanti che il 13 febbraio ha venduto quasi tutto il suo patrimonio in azioni. Il patrimonio azionario aveva un valore tra i 628 mila e il milione e 700 mila dollari.

Si è trovato quei rapporti tra le mani e si è fatto due calcoli.

Il crollo del Dow Jones

In buona compagnia di “cattive azioni”

Oltre a lui, Jeff Bezos e Larry Fink, sono sotto accusa altri due senatori repubblicani, James Inhofe dell’Oklahoma, Kelly Loeffler della Georgia e la democratica californiana Dianne Feinstein.

I tre parlamentari si dicono ovviamente innocenti e portano anche delle motivazioni a loro avviso inattaccabili. Affermano di non aver partecipato alle riunioni riservate. Ma la scusa suprema è quella che quando la sento mi piega dal ridere, sempre: sostengono di non sapere nulla delle transazioni avvenute.

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Affermano di aver messo il loro patrimonio in un Blind Trust. Questo sistema consente di separare un soggetto dal proprio patrimonio per evitare alcune forme di conflitto di interessi. Lo avrebbero fatto a suo tempo proprio in virtù della carica da loro ricoperta.

Cosa ne penso

Non mi ritengo un complottista o una persona che vuole vedere sempre il male dove non c’è. O quantomeno finché non viene dimostrato. Però questa storia è veramente sospetta.

È impossibile non sfruttare a proprio vantaggio un’informazione di cui sei a conoscenza. Tanto più se questa informazione rischia di farti finire sul lastrico. Possiamo stare qui a discutere sul fatto che non è stata sfruttata l’indagine degli 007 per scopi personali ma le tempistiche coincidono tutte.

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Il conflitto di interesse è un reato vecchio come il mondo. Se puoi agevolarti grazie a informazioni o cariche ricoperte sicuramente lo farai, è nella natura umana.

L’unico modo per ovviare a questi problemi sarebbe mettere dei paletti alle attività finanziarie a chi ricopre un ruolo istituzionale. Se sei un Senatore, un Ministro, ecc. non puoi effettuare compravendita di azioni personali.

Il tipo di informazioni con cui vieni a contatto non ti permette di giocare alla pari con il resto del mondo, quindi è giusto che non giochi.

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Da oltre dieci anni mi occupo di editoria. Quando scrivo perdo la percezione del tempo, esattamente come quando viaggio.

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