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Scienza

“Pale Blue Dot”: lo scatto del pianeta Terra

La NASA, dopo 30 anni dallo scatto, ripropone una versione “restaurata” della “Pale Blue Dot”, la foto del nostro pianeta Terra.

Uno scatto straordinario

La “Pale Blue Dot” è la foto, datata 1990, scattata dalla sonda Voyager 1 quando questa si trovava a sei miliardi di chilometri di distanza. L’idea di girare la fotocamera fu di Carl Sagan, astronomo e divulgatore scientifico. Lo stesso nome della foto si ritrova nel titolo libro scritto dallo stesso studioso, “Pale Blue Dot: a Vision of the Human future in Space”.

Una foto da record

Nel 2001, in un articolo pubblicato su Space.it, Ray Villard del Space Telescope Institute e Jurrie Van der Woulde del Jet Propulsion Laboratory hanno dichiarato la “Pale Blue Dot” una delle dieci foto scientifiche più belle scattate dallo spazio.

La storia

La sonda Voyager 1 venne lanciata il 5 settembre del 1977 e Sagan aveva già avanzato la richiesta di scattatre una foto alla Terra al confine del nostro sistema solare. Il 14 febbraio del 1990, conclusa la missione, il team chiese che venissero fotografati dei pianeti del sistema solare dalla posizione vantaggiosa in cui si trovava la sonda prima dello spegnimento delle macchine fotografiche della sonda (necessario per garantire un risparmio di energia). Tra il 14 febbraio e il 6 giugno vennero effettuati 60 scatti grandiosi, tra cui quello dalla “Pale Blue Dot”, immortalata proprio durante il primo giorno.

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La foto

Lo scatto mostra un “puntino azzurro pallido”, secondo la traduzione in italiano, all’interno di un raggio di sole. Ora, grazie ad un software, l’immagine è stata “rimasterizzata” senza però alterare l’originalità della foto.
L’immagine mostra un puntino sfocato in quanto la sua larghezza, da quella distanza, corrispondeva a meno di un pixel della fotocamera della sonda Voyager. Al contrario, Giove e Saturno erano abbastanza grandi da riempire un pixel e quindi risultarono maggiormente visibili.

Le riflessioni di Carl Sagan

Effettuato lo scatto straordinario, Sagan, in un estratto del suo libro afferma “Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica“.

Non una semplice foto

Lo scatto della NASA fa riflettere: “Ma quanto siamo piccoli?”. Viviamo su un pianeta meraviglioso che ci ha dato la possibilità della vita. Viviamo tra guerre, ideologie, desideri di pace, lavoro, affetti…e poi? Siamo minuscoli in questo infinito universo. Potremmo paragonarci alle formiche brulicanti che osserviamo nei verdi prati estivi. Sembra davvero incredibile che tutto ciò che odiamo e amiamo possa essere racchiuso in una foto tanto suggestiva. Davvero…”Ma quanto siamo piccoli?”.

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Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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