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Mark Zuckerberg, la “faccia” della comunicazione

L’uomo che nel corso di un decennio ha rivoluzionato la comunicazione e la vita delle persone di tutto il mondo.

Quando la mattina ci alziamo una della prime azioni che compiamo è quella di accendere lo smartphone. E la seconda è quella di aprire Facebook.

Secondo il professor Adam Alter, autore di Irresistibile: the rise of addictive technology, quando pubblichiamo qualcosa su Facebook, controlliamo quanti like ha ricevuto il nostro post o leggiamo i commenti, il nostro cervello produce una scarica di dopamina; ovvero l’ormone della felicità.

Mark Zuckerberg, ha creato la felicità.

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L’idea di Facebook si può datare ai tempi dei Harvard, quando Zuckerberg già godeva di ottima reputazione come programmatore. Durante il secondo anno scrisse un software chiamato Facemash, che consentiva, cliccando sulle foto, di votare lo studente più bello di Harvard. Da li in poi il resto è storia.

“L’unica cosa che realmente mi interessa è la mia missione, rendere il mondo aperto”. Con queste parole Zuckerberg spiega il motivo per cui ha inventato Facebook. Sicuramente ci è riuscito ma forse la cosa gli è un po’ sfuggita di mano.

Non fraintendetemi, io non sono contro Facebook. L’idea che in un unico contenitore possano essere raccolte tutte le informazioni che mi interessano è allettante. Avere un punto di intrattenimento a portata di dito non è male. Ma forse è questo il punto. L’intrattenimento nel tempo si è commutato in strumento di “distrazione” di massa. E non solo.

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Facebook ad oggi ha raccolto circa 1 MILIARDO di utenti in tutto il mondo. Solo in Italia 24 milioni di persone ha un account sul social network. Il dato che onestamente mi ha sorpreso di più è che la fascia d’età più attiva è quella compresa tra i 36 e i 45 anni, seguita a ruota dalla fascia 19-24 anni.

Questi dati onestamente mi fanno riflettere.

La fascia d’età più attiva è anche quella che determina le scelte nel mondo. Pensiamo allo scandalo Cambridge Analytica. 87 milioni di utenti sono stati “spiati” su Facebook per influenzare il voto politico attraverso dei messaggi mirati di propaganda elettorale.

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Ecco cosa è diventato Facebook, un contenitore di fatti nostri che ingolosisce governi e aziende di tutto il mondo.

Lo sguardo alla Bambi di Mark Zuckerberg può essere parecchio fuorviante. Sembra voler dire “O santo cielo, chi sono quei cattivoni che hanno fatto una cosa del genere, io non ne sapevo nulla”. Il Sig. Zuckerberg non è uno sprovveduto. Sostiene di saper scrivere perfettamente il francese, ebraico, latino greco antico e cinese. Conosce a memoria versi dell’Iliade e fu capitano di scherma. Le sue doti da programmatore vengono palesate sin dalle scuole medie dove il padre gli insegnò a programmare con BASIC, il linguaggio di programmazione dell’ATARI (quanti bei ricordi).

Nello stesso periodo, quando la maggior parte degli studenti delle scuole medie incomincia ad interagire con l’altro sesso e a pensare cosa fare nel weekend, lui segue dei corsi di programmazione universitari al Mercy College.

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Ad Harvard studia informatica e psicologia. Zuckerberg conosce le persone. Sa come pensano e cosa vogliono.

Sicuramente pensate che stia esagerando. Vi dimostro che non è così.

La Nottingham Trent University ha dedicato un dipartimento per effettuare studi su questo argomento. Ha infatti evidenziato un parallelismo tra i social network e il gioco d’azzardo.

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Pensate al movimento che dovete fare sulla HOME di Facebook per aggiornare la pagina. Fate scivolare dall’alto verso il basso il dito. Oppure per navigare sul vostro profilo ci sono 5 o 6 icone (a seconda dell’aggiornamento) su cui dovete premere.

Non vi ricorda nulla? Pensateci bene. Sono gli stessi movimenti che si fanno su una slot machine. Suoni, icone che si illuminano, colori accesi ecc.

Il dottor Kruger Daniel – dottore di ricerca in psicologia sociale applicata all’Università del Michigan le definisce “smanie psicologiche di ricevere segnali”. Le slot machine e Facebook sono basati sullo stesso schema psicologico.

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Mark Zuckerberg, è il 5° uomo più ricco del mondo. Possiede un patrimonio di circa 72,3 MILIARDI DI DOLLARI

I social media hanno rivoluzionato la comunicazione. E’ un dato di fatto. Una volta i politici facevano dichiarazioni alla stampa, ora fanno post su Facebook o su Twitter.

I giornalisti spesso non consultano le agenzie come l’ANSA per le ultime notizie, ma le apprendono dai profili Facebook dei vari personaggi.

E se pensate che questo con la comunicazione non c’entri nulla siete fuori strada.

WhatsApp, Instagram, Messenger sono diventate nel tempo tutte di proprietà di Mark Zuckerberg e l’investimento che sta portando avanti dall’inizio del 2019 è quello di riunire tutte queste App. L’intento è quello di creare una sorta di biosfera social, per dare una maggiore esperienza comunicativa.

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Praticamente anche le poche persone che non hanno un account su Facebook ma usano WhatsApp saranno inglobate nello stesso calderone. I dati di miliardi di persone saranno di proprietà di una sola azienda. E sappiamo cosa può avvenire se si detiene questo tipo di potere. I nostri gusti, le nostre preferenze e le nostre abitudini saranno alla mercè di aziende di marketing di vario genere per influenzarci e con l’obbiettivo di voler controllare le nostre scelte.

Non mi ritingo un complottista, ma non serve un genio a capire che tutte le nostre informazioni sono oro per chi deve vendere. Non parlo solo di beni materiali, ma anche di idee. Ogni volta che mettiamo un like, ogni volta che ci informiamo su un prodotto, le pubblicità sui nostri profili si evolvono. Ci fanno vedere quello che vogliamo. Se ci informiamo su un determinato argomento di cronaca o di politica ecco spuntare una pubblicità inerente ad un comizio o ad una manifestazione sull’argomento precedentemente cercato.

Non credo che Zuckerberg sia all’oscuro di tutto. Non credo che Facebook e gli altri social di sua proprietà si evolvano da soli o per opera di hacker cattivi che lo obbligano a creare algoritmi per incamerare informazioni.

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L’unica cosa che resta da fare, forse, è quella di tornare ad un uso ludico dei social media. Utilizzarli per guardare video divertenti, condividere foto innocenti e fare gli auguri agli amici di cui non ricordiamo il compleanno. Ritornare ad un uso consapevole di questi strumenti. Perché siamo noi a dover controllare Facebook e non il contrario.

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Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

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