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Ambiente

Lo scioglimento del permafrost? Una vera catastrofe

In questo periodo storico sconvolto dal Coronavirus, viene da domandarsi -E se una pandemia dovesse ripetersi? Quali sarebbero i nostri “nuovi” nemici?-. Molti agenti patogeni possono vivere a lungo e nei luoghi più inospitali. Inoltre, i danni ambientali derivati da un massiccio e rapido discioglimento dei ghiacci sarebbero a dir poco considerevoli. Se dunque il permafrost dovesse continuare a sciogliersi pericolosamente, potremmo presto ritrovarci in guai davvero seri…

Che cos’è il permafrost?

Con il termine permafrost, in italiano “permagelo”, si indicano quei territori della Siberia, del Nord America, dei poli e del Nordeuropa permanentemente ghiacciati; ma può anche trovarsi in zone di montagna (sulle Alpi a partire dai 2600 m) e nei deserti freddi. Si stima che le superfici del permagelo ricoprano circa il 20% delle terre emerse. Estensione e spessore variano a seconda delle condizioni climatiche. Sopra di esso, si può trovare uno strato di terreno, il quale è sensibile ai cambiamenti climatici; infatti questo si scongela parzialmente durante il periodo estivo per poi ricongelarsi durante l’inverno.
Lo strato più profondo del permafrost non ha subito mutamenti dall’ultima glaciazione, arrivando così com’è ai giorni nostri.

Una immagine del permafrost e del terreno che lo ricopre

Gli effetti climatici e paesaggistici

Una causa determinante dello scioglimento del permafrost è il riscaldamento globale. Con l’innalzamento delle temperature, si assisterebbe a uno scioglimento, parziale o totale, di questo strato ghiacciato che porterebbe all’aumento della quantità di gas serra (gas presenti nell’atmosfera capaci di trattenere l’infrarosso della radiazione solare), costituiti da anidride carbonica e metano e all’innalzamento preoccupante del livello dei mari della Terra.

Uno studio pubblicato su “Nature” e condotto da Merritt Turetsky della University of Guelph, Canada, ha evidenziato che in questi particolari territori dell’emisfero nord, sono circa 1600 miliardi le tonnellate di CO2 intrappolate nei ghiacci. Il carbonio immagazzinato è il risultato di millenni di accumulo di piante ed animali morti rilasciato al momento della decomposizione. A causa del loro veloce discioglimento, i climatologi ipotizzano che nei prossimi 3 secoli potrebbero essere 200 miliardi le tonnellate di carbonio rilasciate nell’atmosfera.
Parte di questa verrà riassorbita dalle piante, tornando al suolo e chiudendo quindi un vero e proprio cicli. Ma il resto? Il team di studiosi stima che il 20% delle superfici congelate possa andare incontro ad uno scioglimento repentino e ciò potrebbe portare a un thermokarst (termocarsismo), ovvero un discioglimento troppo rapido e irregolare della superficie congelata. Si assisterebbe dunque a un drastico cambiamento del paesaggio, frane e rapide erosioni.

Gli effetti biologici

Le carcasse rimaste intrappolate nel permafrost sono un ricettacolo di virus e batteri pronti a tornare attivi.
Nel 2016 nella zona dello Yamal, Siberia, un ragazzo di 12 anni morì di antrace e circa 20 persone vennero ricoverate in ospedale per lo stesso motivo.
Si crede che il batterio si trovasse nella carcassa di una renna morta circa 75 anni fa. L’ondata di caldo che colpì la tundra l’estate di quell’anno ha aiutato lo scongelamento del ghiaccio permettendo al patogeno di contaminare acqua e terreno tornando a insinuarsi nella catena alimentare.
Che cosa accadrebbe se virus e batteri scomparsi da decenni tornassero a colpire?
La stasi offerta da buio, assenza di ossigeno e freddo potrebbe aver conservato dei nemici a dir poco graditi.
In Siberia è stato ad esempio riscoperto il virus della spagnola che a cavallo della fine della Grande Guerra terrorizzò il mondo intero. Si teme che questo inquietante risveglio possa riguardare anche quelli del vaiolo e la peste bubbonica.
Nel 2005 la NASA ha scoperto che dei microbi del Pleistocene (32 milioni di anni fa) erano ancora attivi nella zona di un lago, ormai ghiacciato, in Alaska.
Non tutti i patogeni, ovviamente, rappresentano un pericolo. A destare preoccupazione sono i cosiddetti “virus giganti”, ovvero quelli che hanno dimostrato una resistenza maggiore, e i batteri a spore, particolarmente difficili da annientare.
Inoltre, inaspettatamente, alcuni di questi batteri hanno dimostrato una resistenza agli antibiotici anche se non sono mai venuti in contatto con la medicina moderna. Questo ci suggerisce che le strategie adottate per sconfiggere i farmaci non sono nuove a queste creature e che tale peculiarità abbia permesso ad alcuni di loro, già milioni di anni fa, di sopravvivere e competere con altri microrganismi.

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Una bomba ad orologeria

Parte del discioglimento del permafrost è causata dall’uomo che potrebbe limitare, almeno in parte, le cause che porterebbero ad un drastico aumento delle temperature. Il problema è che ci troviamo in un periodo interglaciale e che quindi un massiccio discioglimento dei ghiacci sia ormai prossimo. Che fare dunque? Siamo in trappola. Da una parte il progresso non facilita la diminuzione dell’inquinamento e della cause ad esso legate e dall’altra il periodo geologico in cui viviamo ha bisogno di un particolare livello di attenzione. Siamo in un vicolo cieco. Si pensa sempre che “sia molto difficile che succeda”. Ma poi succede. Come con il Coronavirus. Ormai una pandemia mondiale ci sembrava solo una riminiscenza di film e serie TV horror, ma è successo davvero. E se dovesse succedere di nuovo? Non sappiamo quanto forti siano quei microrganismi intrappolati nei ghiacci, ma già il fatto che sopravvivano da millenni dovrebbe farci rabbrividire. Saremmo pronti ad affrontare questa sfida? Come sarebbe provare a convivere con la spagnola? Come sarebbe rivivere il dramma del vaiolo? Come sarebbe ritrovarsi a combattere contro la peste del 1300 che fece provare il brivido di un’estinzione di massa? Ci diciamo “Siamo pronti”, ma in realtà non lo saremo mai. Non si può essere pronti a guardare in faccia la morte.

Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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