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È caos sul reperimento delle dosi di vaccino CoVid-19: forniture che arrivano in ritardo e accordi non chiari. L‘Europa avrebbe potuto spendere di più per assicurarsi una buona copertura vaccinale in tempi ragionevolmente brevi?

Il caso dell’Italia

Dopo le notevoli difficoltà di reperimento delle dosi di vaccino antinfluenzale, l’Italia ha cominciato la vaccinazione simbolica il 27 dicembre 2020, come il resto d’Europa. Presto, da prima per numero di vaccino effettuati al giorno, l’Italia si è trovata a chiudere la fila. Trattandosi degli stessi fornitori e dello stesso numero di dosi di vaccino distribuite negli altri stati membri dell’UE, risulta evidente la crescita di dosi non somministrare all’interno del nostro paese. Intanto l’economia crolla. Snervante è anche stata la “diminuzione di dosi” (così erroneamente chiamare) fornite dalla casa farmaceutiche Pfizer. La causa del disguido è da ricercare nel numero di dosi che si possono estratte da ogni fiala: inizialmente queste erano 5 e poi si sono rivelate essere 6. Pfizer non ha dunque diminuito il numero di dosi effettive, ma solo il numero delle fiale. Questo, però, ha comunque creato scompiglio nel governo che per qualche settimana è rimasto spiazzato. Ad oggi, so cerca di continuare e accelerare le dosi somministrate e dopo la “brillante” idea (fallita) delle primule, si cerca, finalmente, di colmare il gap vaccinando in luoghi pubblici.

L’Europa poteva spendere di più?

L’Europa continua a perseguire l’obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione entro l’estate: ce la farà? Tanto ha fatto parlare il caso di Israele. Qui, i casi di malati gravi affetti da CoVid-19, di infezione e mortalità sono al minimo e la nazione si è posizionata nata al primo posto a livello mondiale come dosi di vaccino somministrate. Il motivo? Non ha seguito l’Europa. Bruxelles è rimasta spiazzata diverse volte dal cambio di rotta delle maggiori cause farmaceutiche e le autorizzazioni ai vaccini hanno tardato ad arrivare. Altro caso emblematico è quello della Russia. Qui si vaccina in tutti i luoghi pubblici e ci sono persone residenti in Svizzera, paese non appartenente all’UE, che vi si recano per ricevere una dose di vaccino. Questo si chiama Sputnik V ed è stato autorizzato da 40 paesi del mondo, ma in Europa no. Essa, infatti, impone criteri molto rigidi per l’autorizzazione dei vaccini, ma siamo sicuri che sia solo questo il motivo?

L’Europa sbaglia e noi cittadini ne paghiamo le conseguenze

Certo, gli standard europei saranno rigidi, ma in caso di pandemia come viviamo oggi non sarebbe possibile accelerare o modificare in via straordinaria i requisiti inerenti i vaccini? Perché io vaccino russo non ottiene la certificazione? Che cosa avrà mai dentro? Acqua? Probabilmente, dietro ci sono grandi interessi. Dopo l’annuncio della pandemia è stato subito chiaro a tutti che sarebbe presto cominciata una spasmodica battaglia tra case farmaceutiche. Già ora cominciano a sorgere fatti non chiari e sicuramente, con il passare del tempo, emergeranno dettagli preoccupanti. Speriamo che le dosi di vaccino vengano somministrare il prima possibile in modo che si possa pensare di ritrovare una semi-normalità quotidiana.

Monica Giulia Cantù
Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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1 Comment

  1. […] Perché non viene detto chiaramente che cosa rischia un soggetto a cui viene somministrato il vaccino AstraZeneca? Inoltre, questa gran confusione, non ha fatto altro che alimentare il rischio delle […]

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