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L’Anoplogaster cornuta: il pesce più nero del nero

Il pesce Anoplogaster cornuta vive nelle acque più profonde del pianeta. Esso riesce ad assorbire tutta la luce circostante e il suo colore, più nero del nero, è quindi capace di renderlo praticamente invisibile.

Un curioso animale

Karen Osborn, una zoologa marina del Museo nazionale di storia naturale Smithsonian di Washington D.C., Stati Uniti d’America, di ritorno da una esplorazione del profondo blu, si è trovata ad osservare una creatura davvero curiosa. Il pesce era stato portato in superficie mediante la tecnica della pesca a strascico, attuata dal team di ricerca per meglio catturare la fauna degli abissi per poi studiarla in laboratorio.

La strana creatura risultava impossibile da fotografare e nonostante Osborn usasse metodi all’avanguardia per scattare un’immagine completa di dettagli, tutto ciò che riusciva ad ottenere era semplicemente una silhouette scura. Lo studio attuato dalla dottoressa Osborn sulle squame del pesce Anoplogaster cornuta ha portato alla conclusione che questo strano animale ha il “super potere” di assorbire quasi tutta la luce che lo circonda e questo lo rende praticamente invisibile.

L’Anoplogaster cornuta

L’Anoplogaster cornuta è una specie di pesce che vive nelle acque temperate e tropicali del mondo. Vive ad una profondità compresa tra i 2000 e i 5000 metri. Gli esemplari adulti, che vivono più in profondità, raggiungono la lunghezza di circa 18 centimetri.

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Il pesce giovane presenta un colore più pallido rispetto all’adulto, occhi grandi, spine sulla testa, denti piccoli e sono sprovvisti di zanne. Gli esemplari adulti, invece, hanno una pelle non pigmentata, testa grande e ossuta, occhi piccoli, denti affilati e zanne. Man mano che il pesce diventa adulto, le sue squame si scuriscono sempre di più. A causa di queste notevoli discrepanze, inizialmente si pensò che si trattasse di due specie differenti.

I pesci giovani furono descritti per la prima volta dallo zoologo Achille Valenciennes nel 1833. Solo 50 anni dopo vennero studiati e descritti gli esemplari adulti, inizialmente chiamati Caulolepsis longidens. Fu solo poi nel 1955 che si scoprì che i due pesci erano in realtà appartenenti alla stessa specie.

Lo studio

Analizzando il pesce in laboratorio si è scoperto che la pelle dell’Anoplogaster cornuta è coperta da granelli chiamati melanosomi. Questi contengono un pigmento, la melanina (la stessa presente nella pelle umana) di colore nero.

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In questa e in altre specie abissali, i melanosomi sono presenti in grandi quantità nelle cellule pigmentate distribuite uniformemente sulla superficie dell’animale. Ciò crea un fitto reticolo di pigmenti di melanina capace di assorbire la maggior parte della luce circostante: più del 99,5% della luce che colpisce la pelle dell’Anoplogaster cornuta viene assorbita e solo quel poco che resta viene riflesso. Ecco così spiegata l’incapacità della zoologa Osborn nel fotografare l’animale.

La vita nell’oscurità

Questo animale vive a profondità irraggiungibili dalla luce solare e le uniche fonti luminose sono le bioluminescenze emesse dagli altri abitanti della zona afotica. La capacità di assorbire quasi tutta la luce che lo colpisce permette a questo straordinario pesce di risultare invisibile.

Il “potere” dell’Anoplogaster cornuta coniuga strategia di caccia e di difesa: se i cacciatori non possono vederlo esso può difendersi da loro mimetizzandosi e se le prede sono incapaci di individuarlo esso può facilmente avvicinarsi per cacciarle.

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Le future scoperte

La particolarità della pelle dell’Anoplogaster cornuta e di altre 16 specie con la stessa caratteristica, potrebbe risultare vantaggiosa anche per noi uomini.

I materiali ultra-neri, ovvero capaci di assorbire gran parte della luce, potrebbero essere impiegati nel campo dell’ottica per costruire, ad esempio, telescopi e fotocamere, ma anche per fabbricare nuovi tessuti militari.

Le profondità del mare: luoghi ricchi di misteri

Se si ritiene che lo spazio sia più facilmente esplorabile rispetto alle profondità oceaniche ci sarà un motivo. Negli ultimi anni sono state scoperto molte specie dotate di “super poteri” come, appunto, la bioluminescenza. Questi incredibili animali, capace di vivere a profondità impensabili e dotati di strepitose strategie di sopravvivenza potrebbero davvero aiutarci a scoprire un po’ di più circa l’affascinante e spaventosa vastità delle nostre acque.

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Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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