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Ambiente

La scioccante morte di Hisashi Ouchi

ATTENZIONE: contenuti e immagini di questo articolo potrebbero urtare la vostra sensibilità

Questa è una storia di cui si sente poco parlare, ma non per questo deve essere dimenticata. Nel 1999 a Tokaimura, Giappone, ci fu un grave incidente nucleare. Simbolo dei devastanti effetti radioattivi sull’uomo è la foto scattata a Hisashi Ouchi.

Prima di Fukushima

Prima del tragico incidente di Fukushima, avvenuto l’11 marzo 2011, un devastante incidente nucleare a Tokaimura costò la vita a due uomini uno dei quali, Hisashi Ouchi, morì dopo diverso tempo tra atroci sofferenze. Un altro incidente si era verificato a Tokaimura l’11 marzo 1977. Lo scatto del corpo in fin di vita del povero ragazzo ci mostra in maniera inequivocabile i danni che le radiazioni causano al corpo umano.

L’incidente di Tokaimura

L’incidente ebbe luogo a Tokaimura il 30 settembre del 1999. La città si trova a 130 km a Nord-Est di Tokyo, Giappone. La tragedia avvenne in una fabbrica di combustibile nucleare della JCO (Japan Nuclear Fuels Conversion Company) e coinvolse direttamente tre uomini, operai dello stabilimento, e la zona circostante venne evacuata da 300000 persone. Il fatto venne classificato come il terzo incidente nucleare più grave della storia dopo quelli di Three Mile Island (U.S.A.) del 28 marzo 1979 e quello di Chernobyl (attuale Ucraina, ex Unione Sovietica) del 26 aprile 1986.

A causare la catastrofe fu la scorretta miscelatura tra uranio e acido nitrico in un serbatoio. La struttura, non presentando un reattore nucleare, non disponeva delle adeguate misure di sicurezza e di evacuazione. La legge imponeva di usare un massimo di 3 chili di uranio impoverito per far avvenire la reazione, ma gli operai la aumentarono di molto arrivando a usarne 16 chili. Ciò innescò un tragico effetto a cascata con una fortissima emissione di raggi gamma, i più pericolosi.

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Un lampo blu, segnale inequivocabile e terrificante dovuto all’emissione di neutroni emessi dall’innesco della reazione, squarciò l’aria. Erano le 10.30 del mattino e i tre vennero investiti da dalla mortale luce. I tre erano Yutaka Yokokawa (54 anni), Masato Shinohara (40 anni) e Hisashi Ouchi (35 anni). Quest’ultimo fu il più colpito: egli venne esposto ad un quantitativo di radiazioni tra i 10000 e i 20000 millisievert (l’unità di misura degli effetti e dei danni causati dalle radiazioni su un organismo). La soglia massima di sicurezza è di 50 millisievert.

Ouchi perse i sensi e venne trasportato rapidamente all’ospedale dell’Università di Tokyo. Qui venne rianimato e riuscì a parlare con i dottori, ma non passò molto tempo prima che gli effetti della terrificante ondata di radiazioni si manifestassero. Importanti porzioni del corpo di Hisashi Ouchi cominciarono a staccarsi. I raggi gamma avevano distrutto la maggior parte del corredo cromosomico con la conseguenza di un irreversibile danno al corpo.

Una foto di Hisashi Ouchi appena giunto in ospedale

La lenta e dolorosissima morte di Hisashi Ouchi

La morte del povero Hisashi Ouchi arrivò solo 83 giorni dopo. Durante tutto l’arco di tempo l’uomo perse 20 litri di liquidi corporei al giorno. I medici lo sottoposero a varie cure, tra le quali innesti cutanei, trasfusioni di sangue e trapianti con cellule staminali. Il giovane venne poi posto in coma farmacologico quando ormai il corpo non era più in grado di sopportare una tale agonia.

Un’immagine del visibile declino fisico di Hisashi Ouchi
Immagini delle gravissime ustioni sul corpo di Hisashi Ouchi

Lo scatto al corpo esanime dilaniato dalle radiazioni divenne tristemente famoso e fu inserito nel libro di successo intitolato “ A Slow Death: 83 Days of Radiation Sickness“.

La tragica foto scattata al corpo irriconoscibile di Hisashi Ouchi

I sospetti

Ancora oggi non è chiaro se le cure perpetrare dai medici siano state effettuate per tentare di salvarlo o solo per poter meglio studiare gli effetti delle radiazioni sul corpo umano e di conseguenza studiare nuove possibili cure.

Il corpo martoriato di Hisashi Ouchi viene portato via dopo la constatazione della morte

Gli altri due operai e la zona circostante

Masato Shinohara, esposto ad una dose di radiazioni di 600010000 millisievert, morì il 27 aprile del 2000 dopo mesi di cure. Il collega Yutaka Yokokawa, esposto ad un livello di 10005000 millisievert riuscì a sopravvivere dopo diverso tempo in ospedale.

Incredibilmente, nella zona circostante non venne registrato il tasso di radiazione che ci si sarebbe aspettato, ma nonostante ciò 119 persone vennero contaminate da radiazioni a bassa intensità.

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Il processo

Il processo penale cominciò nell’aprile del 2001 e sei responsabili dell’azienda tra i quali Kenzo Koshijima (56 anni), capo dell’impianto. La sua condanna ha previsto 3 anni di reclusione e il pagamento di una multa di 500000 Yen (circa 4200 euro odierni) Si è anche svolta un’inchiesta su Tomoyuki Inami, allora presidente della JCO e rappresentate dell’azienda. Altri 5 imputati dell’azienda sono stati condannati a pene comprese tra i 2 e i 3 anni di carcere, poi sospese. L’azienda dovette pagare una penale di 1 milione di Yen (circa 8400 euro attuali). Durante il processo emerse anche la responsabilità degli organi governativi competenti accusati di non aver attuato la giusta pressione nei confronti della JCO. La colpa è stata infine dichiarata del mancato rispetto delle norme di sicurezza, quindi la responsabilità è stata attribuita a coloro che non hanno addestrato adeguatamente i propri dipendenti. Successivamente all’azienda venne revocato il permesso di continuare nell’attività di raffinazione dell’uranio. Una ditta di prodotti alimentari e 400 famiglie hanno chiesto al rappresentante dell’azienda un risarcimento danni pari a 650 milioni di Yen (circa 5 milioni e mezzo di euro odierni).

La scioccante testimonianza di Hisashi Ouchi

Mi sono imbattuta in questa storia mentre cercavo delle foto che potessero mostrarmi con precisione ciò che succede ad un corpo umano quando viene colpito da grandi dosi di radiazioni, e ho trovato l’immagine scioccante di Hisashi Ouchi. Ho deciso, quindi, di parlarvi di questa vicenda atroce. Immagini simili si vedono nei film horror, ma quello disteso sul letto è un uomo vero anche se di umano ha ormai ben poco. La percentuale di mortalità in questi casi è stata stimata intorno al 100%. I medici dunque, molto probabilmente consapevoli del tragico destino di Hisashi Ouchi e dell’incredibile possibilità di studiare il corpo di un uomo ancora vivo colpito da radiazioni di tale intensità, hanno colto l’occasione per testare nuove cure? Forse troppo spesso, come emerso anche dalla tragica vicenda di Chernobyl, incarichi molto delicati vengono affidati a personale poco addestrato e consapevole dunque dei possibili rischi?

Questo scatto deve farci riflettere sulla consapevolezza della pericolosità di questa arma invisibile. È davvero possibile calcolare il grado di pericolosità delle strutture adibite al trattamento di sostanze nucleari e studiare dei piani specifici in caso di incidenti? La responsabilità che in questo caso pochi uomini hanno nei confronti di tutti gli altri esseri viventi e del mondo intero è davvero colossale.

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È così che potrebbero dunque presentarsi i corpi dei temporanei superstiti in caso di scoppio di una bomba atomica? Inoltre, L’energia nucleare è economica e produttiva, ma il problema degli scarti che oggi vengono prodotti, nonostante l’attuazione di specifiche procedure di smaltimento, potrebbero danneggiare le generazioni del futuro. Il terreno, le acque e l’aria rischiano di impregnarsi di radiazioni, sostanze invisibili ma mortali. Certo, questa è la conseguenza di una forte dose di radiazioni causata da una ravvicinata esposizione, ma basta davvero poco affinché si abbia comunque il tempo contato. Che cosa potrebbe dunque succedere quando non si avranno più luoghi sicuri in cui immagazzinare le sostanze radioattive aspettando il loro decadimento? E che cosa succederebbe se dovesse verificarsi un incidente? Quali sarebbero i danni causati all’uomo nel caso di una fuoriuscita di materiale radioattivo dai contenitori di sicurezza? Chissà se la nostra specie sopravviverà abbastanza a lungo da poter rispondere a queste domande.

Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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