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Economia

La Cannabis terapeutica sbarca in Borsa

La cannabis terapeutica è pronta a sbarcare in Piazza Affari: già presente da gennaio sul mercato di Londra e Francoforte, il primo fondo del settore a quotarsi in Europa, il Medical Cannabis and Wellness Ucits Etf (Cbdx la sigla) è in attesa del via libera di Borsa Italiana per essere negoziato anche in Italia.

La richiesta è stata presentata in contemporanea con quelle per l’Inghilterra e la Germania, dove l’Etf ha esordito nel listino rispettivamente il 22 ed il 14 gennaio. Promosso dalla canadese Purpose Investments, il fondo di investimento è il primo Etf dedicato alla cannabis in Europa. Il fondo è composto da un sottostante di tutte società quotate che fanno business nel settore: dai produttori e fornitori di cannabis terapeutica, ai fornitori di attrezzature idroponiche ma anche aziende di prodotti di consumo a base di cannabis terapeutica.

«Speriamo che l’Etf possa essere quotato a breve anche su Borsa Italiana ma al momento non abbiamo ancora una data», spiegano da Haneft.

Oltreoceano la famiglia di prodotti finanziari legati al mondo della cannabis è decisamente prolifera, ma molto meno in Europa

L’attenzione continua a crescere, nonostante la forte volatilità nell’ultimo anno dei titoli di settore, dettata soprattutto dalle incertezze della legislazione in materia nei vari Paesi. In Canada e Usa i titoli delle ‘marijuana big’ hanno registrato sensibili perdite nell’ultimo anno e si guarda con grande attenzione alle prossime elezioni Usa per capire che aria tirerà per il settore. Ma intanto il trend della liberalizzazione va avanti in molti Paesi e il mercato cresce a doppia cifra.

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Secondo i dati di Markets and Markets, nel 2018 il business della cannabis valeva a livello globale 10,3 miliardi di dollari, con una previsione di crescita a 39,4 miliardi al 2023 e un incremento annuale del 30,7%. In Europa al momento sono 28 i Paesi ad avere normative di qualche tipo sulla cannabis terapeutica.

La scommessa sul mercato della Cannabis è stata una grande novità di questi anni

La liberalizzazione (sia a livello terapeutico sia a livello ricreativo) nei diversi Stati negli Usa e la legalizzazione alla fine del 2018 in Canada, hanno spinto gli investitori di tutto il mondo a scommettere sulle cosiddette “cannastocks”, le società quotate che operano nel settore della cannabis legale.

Il problema è che la cannabis mania si è rivelata una bolla speculativa, cresciuta a dismisura per tutto il corso del 2018 con guadagni a tripla cifra e deflagrata dopo che la decisione è stata ufficializzata. Il mercato cioè ha comprato sull’onda dell’euforia della legalizzazione per poi invertire nettamente la rotta quando il “market mover” si è concretizzato.
L’inversione è stata repentina e dolorosa. Dai massimi toccati il 19 settembre 2018, l’indice delle “cannastocks” che Il Sole 24Ore ha elaborato, (usando i prezzi di mercato delle 50 maggiori società del settore) ha perso oltre il 66 per cento. In termini di capitalizzazione sono andati in ”fumo” quasi 30 miliardi di dollari di capitalizzazione.

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Una situazione dovuta ad aspettative falsate da una parte e dai problemi incontrati nei processi di legalizzazione dall’altra. Grandi mercati come il Canada e la California avevano legalizzato l’uso ricreativo, ma gli Stati popolati come New York e il New Jersey non ne hanno seguito l’esempio. Cosa che ha portato a rivedere le valutazioni sulla crescita dei mercati.

Ma vale la pena investire nell’economia della cannabis?

Secondo il Corriere, il più grande Etf dedicato al prodotto, quotato negli Usa, si chiama ETFMG Alternative Harvest, e ha un portafoglio di 673 milioni di dollari, ma nel 2019 ha perso il 28,5%. Un anno abbastanza complicato per i sostenitori dell’economia della cannabis, che ha visto diversi crolli del mercato. Non ha fatto meglio l’altro grande Etf, Horizons Medical Marijuana Life Sciences ETF, canadese, un asset da 327 milioni di euro, che ha perso il 33.8%. In totale, stimano gli analisti di Jefferies equity research,che la marijuana è un affare da 11 miliardi a livello globale (dato 2018), e può toccare i 50 entro i dieci anni. Secondo altri, il mercato potrebbe triplicarsi fino a toccare i 150 miliardi.

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