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Julian Assange: Storia di un talento al servizio della verità

WikiLeaks founder Julian Assange addresses the media holding a printed report of the judgement of the UN's Working Group on Arbitrary Detention on his case from the balcony of the Ecuadorian embassy in central London on February 5, 2016. During a press conference on February 5 Julian Assange, speaking via video-link, called for Britain and Sweden to "implement" a UN panel finding saying that he should be able to walk free from Ecuador's embassy, where he has lived in self-imposed confinement since 2012. / AFP / NIKLAS HALLE'N

Forse uno dei personaggi più controversi dei nostri tempi.

Fondatore del sito WikiLeaks, che con le sue notizie, ha fatto tremare i potenti del pianeta. Un vero e proprio sistema creato ad hoc per portare alla luce informazioni riservate. Infatti tutte le notizie di questo sito, provengono da un lavoro di hacking mirato. Non stiamo parlando di gole profonde appartenenti ai vari stati, ma di un team di hacker che ha volutamente hackerato le reti di diversi stati col fine di sottrarre informazioni.

Lo scopo è sempre stato uno: divulgare la verità.

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Julian Assange infatti, debutta con la sua carriera da hacker molto presto. A 23 anni, la polizia lo arresta con l’accusa di pirateria informatica. Aveva bucato la rete del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Questa impresa gli procura ben 24 capi d’accusa. La buona condotta e il pagamento di una multa gli evitano il carcere.

Solitamente a 23 anni si esce con gli amici, si va all’università, si lavora, lui invece era conosciuto nel mondo dell’hacking con lo pseudonimo di Mendax. Probabilmente risiedeva già questa voglia di stanare la verità, aveva già compreso che determinate notizie, non sono accessibili a tutti. Voleva saperle e divulgarle.

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Questo forse è stato il motore che gli ha dato la spinta per collaborare alla stesura di un libro oramai celebre, “Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier il cui titolo è tutto un programma.

Non dimentichiamo inoltre la creazione del software Strobe, programma open source che consente l’analisi delle porte di un server per rilevare quali di esse comunicano con un computer.

Una persona che ha creduto sin da giovane età, nella parte etica dell’hacking. Che questo tipo di competenza, fosse utile per portare a galla la verità. Per dare la possibilità alle persone, di decidere liberamente a chi credere e da che parte stare.

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Manifestazione a favore di Julian Assange

Per riuscire a divulgare un pensiero, un’informazione, il web è sicuramente il posto giusto nella nostra epoca. Ecco perché nel 2006, fonda WikiLeaks.

Non serve un genio per capire che tutto ciò fu un fulmine a ciel sereno. Parliamo di informazioni che non avrebbero mai dovuto essere divulgate, ma Assange e il suo gruppo di paladini della verità, le avevano messe a disposizione di tutti.

Grazie a questo sito, può pubblicare migliaia di contenuti riservati, derivanti da hacker di tutto il mondo, che hanno la sua stessa visione. Tutte queste persone, sono tutelate da una crittografia che rende quasi impossibile capire da dove derivi l’informazione, chi l’ha inviata e dove risiede. La tutela di questi hacker è messa al primo posto. Nel 2010, gli hacker pubblicano 250.000 documenti classificati top secret. Provengono dal governo statunitense e parlano dei retroscena dei più grandi conflitti bellici dei nostri tempi. Ci sono documenti sulle guerre in Iran, in Afghanistan, sulle condizioni di detenzione dei prigionieri di Guantanamo, sui bombardamenti in Yemen e le esecuzioni extragiudiziarie da parte della polizia keniana. Insomma, tutti i retroscena dei governi del mondo.

Ovviamente questo gesto ha innescato dei provvedimenti a catena.

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Il governo australiano avvia subito le indagini su Julian e il sito, ed è intenzionato a ritirargli il passaporto. Contemporaneamente il tribunale di Stoccolma, emana un mandato d’arresto con l’accusa di violenza sessuale ai danni di due donne.

Inutile dire che il tempismo è assai sospetto.

Anche perché, è bene ricordare, che l’accusa è basata solo ed esclusivamente sulle dichiarazioni di queste due donne. Non vengono presentate prove tangibili del reato. Viene accusato di avere avuto rapporti non protetti, seppur consenzienti, con queste due donne e di essersi rifiutato, di fare controlli medici che appurassero l’assenza di malattie sessualmente trasmissibili.

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A quanto pare, questo tipo di condotta, è giudicata criminosa dal governo svedese.

Parliamo quindi di qualcosa che lascia il tempo che trova, che volge a mettere in cattiva luce, un personaggio scomodo. Talmente scomodo che questa accusa gli procura un mandato d’arresto internazionale. Sicuro della sua innocenza, si costituisce a Scotland Yard.

Subito la Svezia presenta una richiesta di estradizione. Tutto però porta a pensare che il fine ultimo sia quello di far estradare il giornalista negli Stati Uniti, i quali lo vorrebbero per processarlo per spionaggio.

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Ma Assange, non è uno sprovveduto, intuisce l’intenzione, viola i termini della libertà vigilata e si rifugia nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra. Richiede asilo politico e lo ottiene.

L’Ecuador sembra intenzionato a tutelare il lavoro del giornalista. Quasi sicuramente, lo stato ecuadoregno lo fa per proprio tornaconto, ma rimane il fatto che grazie alla cittadinanza concessagli, nessuno lo può toccare. Da quel momento partono una serie di richieste di estradizione e minacce da parte della Svezia e degli Stati Uniti nei confronti del governo ecuadoriano, e all’inizio di quest’anno, gli viene sospesa la cittadinanza.

Julian Assange durante una dichiarazione alla stampa

Questo gesto consegna il noto hacker nelle mani della polizia di Londra che lo arresta e condanna a 50 settimane di detenzione nel carcere di massima sicurezza HM Prison Belmars, chiamata la Guantanamo britannica.

I governi erano riusciti a mettere le mani su Assange.

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Ancora oggi il caso WikiLeaks continua. Gli Stati Uniti proseguono nel loro intento di ottenere l’estradizione. L’ONU, nella figura di Nils Melzer, responsabile per la tortura ed i trattamenti inumani, ha timore per la vita di Julian qualora gli Stati Uniti dovessero riuscire nel loro intento.

La storia è lastricata di persone che hanno dovuto combattere contro il sistema per la verità. Le figure scomode, che non si uniformano, che hanno voglia di verità a tutti i costi, anche infrangendo le regole, non trovano un posto in questo mondo.

Un mondo che tenta di uniformare le menti, dando informazioni frammentarie col fine di non scatenare le coscienze. Perché una persona informata è una persona libera, una persona che si ribella, che può opporsi alle decisioni di uno Stato, e quindi diventare un’altra persona scomoda.

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Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

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