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Internet of things: la rete comunica con gli oggetti fisici

Internet of things è un concetto abbastanza recente che vede intrecciarsi il mondo della rete con quello reale. Si tratta di una delle possibili evoluzioni di internet. Solo che, rispetto ad altre, come quella cloud, che sembrano più volatili, questa scende invece a livello fisico. Il tutto è basato sugli oggetti, che in un certo senso diventano smart grazie alla loro capacità di poter ottenere dati o comunicare con altri dispositivi.

Di questa tecnologia forse già abbiamo qualche esempio, come gli smartwatch. Ma non siamo ancora arrivati a sfruttare a pieno le potenzialità di questo concetto. Tramite l’Internet of things ad esempio, una sveglia potrebbe regolarsi automaticamente. In questo modo, se viene segnalato del traffico nelle strade che percorriamo di solito, questa suona in anticipo per non avere nessun ritardo.

Quindi non si tratta semplicemente di accedere ad internet per avere sempre l’ora esatta sul proprio orologio. Anzi, in questo modo gli oggetti acquisiscono un vero e proprio ruolo attivo grazie al collegamento con la rete. E l’internet of things non riguarda nemmeno solo dispositivi come le sveglie, ma molti tipi di oggetti fisici.

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Secondo questa tecnologia, gli oggetti devono creare un sistema pervasivo ed interconnesso, usando diverse tecnologie di comunicazione. Le applicazioni principali si possono osservare soprattutto nel mondo della domotica. Almeno questo è uno degli ambienti che più ci tocca personalmente, visto che parliamo di assistenti casalinghi che si stanno espandendo sempre più.

E non ho citato gli home assistant a caso. Questi ci servono per passare ad uno dei lati negativi dell’internet of things, la privacy. In passato è capitato che questi dispositivi contenessero alcune funzioni nascoste. Ogni tanto sentiamo anche che siano in grado di registrare le nostre conversazioni anche quando non stiamo parlando direttamente con loro.

Insomma, si tratta di presenze che, in un modo o nell’altro, entrano nella nostra intimità. È quindi comprensibile che le persone siano preoccupate di questo lato della medaglia. Nonostante ciò, sembra che le società stiano cercando di risolvere il problema utilizzando dei protocolli di trusted computing. Ma il problema della privacy resta ancora centrale.

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Anche diversi accademici ed esperti del settore hanno espresso degli scetticismi per quanto riguarda questo argomento. E personalmente non posso che provare anche io un po’ di disagio. Avere a disposizione oggetti sempre connessi rende difficile poter gestire la propria privacy. Ed è una cosa che succede già adesso, quindi figuriamoci come potrebbe evolvere la situazione in futuro.

Ma c’è un ultimo punto da prendere in considerazione con l’internet of things. Stiamo parlando della sicurezza. Quando saremo pervasi da oggetti interconnessi, gli attacchi cibernetici diventeranno ancora più pericolosi. Non solo perché saranno in grado di colpirci anche in luoghi ritenuti sicuri, come la nostra casa.

Ma anche perché gli eventuali malintenzionati potranno scegliere diversi dispositivi da attaccare. Certo, in alcuni casi potrebbero solo limitarsi a fare qualche scherzetto. Tornando all’esempio della sveglia, potrebbero decidere di non farla suonare in orario e farci presentare tardi a lavoro. Ma bisogna anche considerare gli scenari peggiori.

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Ovvero furto di identità, di dati sensibili oppure la possibilità che anche altre persone sconosciute ci possano spiare. Anche in questo caso posso personalmente capire le preoccupazioni. Dopotutto se non possiamo dormire sonni tranquilli a casa nostra, sarà difficile trovare un altro luogo da identificare come “porto sicuro”.

Ed è proprio questo ciò che penso dell’internet of things. Come molti altri aspetti della tecnologia, offre sicuramente delle grandi potenzialità. Ma, come sempre, bisogna anche tenere conto dei lati oscuri che devono essere affrontati e risolti, in qualche modo.

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