Connect with us

Hi, what are you looking for?

Economia

In Sicilia nuove soluzioni per l’emergenza rifiuti. Ma non è tutto oro quel che luccica

Meno rifiuti per un’ economia circolare: il progetto di Unioncamere Sicilia per le piccole imprese.

(ANSA, 17 FEB) Economia circolare, smaltimento di rifiuti e riciclo. Sono sono alcune delle parole chiave legate ad un nuovo progetto economico, presentato ieri da Unioncamere Sicilia. Il “Progetto Economia Circolare 2020”, è legato alle moderne politiche ambientali, e punta a limitare la produzione di rifiuti.

Il progetto

Il progetto è stato fortemente voluto dalla giunta e dal consiglio di Unioncamere Sicilia, ha spiegato il presidente Giuseppe Pace. – E’ necessario attivare una serie di azioni volte alla promozione dell’economia circolare, all’informazione e alla sensibilizzazione di imprese e imprenditori in particolare alle Pmi – afferma il Presidente. Le direttive UE dovranno essere recepite in Italia entro luglio 2020 ed influenzeranno inevitabilmente il sistema produttivo.

Le azioni previste dal progetto si concretizzano in analisi territoriali, formazione al personale delle Camere di Commercio, formazione alle imprese e attivazione di partnership. Ma anche valorizzazione dei sistemi telematici e azioni promozionali. Il programma del progetto prevede l’inizio delle attività operative nei prossimi giorni con il primo focus group.Tra marzo e luglio lo svolgimento delle attività di informazione, formazione e promozione mentre a settembre prossimo è prevista la chiusura delle attività con il secondo focus group, insieme alle analisi dei risultati raggiunti.

Advertisement. Scroll to continue reading.

Le direttive europee sull’economia circolare

Le quattro direttive del “pacchetto economia circolare” sono entrate in vigore il 4 luglio 2018 e gli Stati membri dovranno recepirle entro il 5 luglio 2020. Tra gli obiettivi delle nuove direttive è previsto il riciclo entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035). Parallelamente si vincola lo smaltimento in discarica (fino ad un massimo del 10% entro il 2035).

Il 65% degli imballaggi dovrà essere riciclato entro il 2025 e il 70% entro il 2030. I rifiuti tessili e i rifiuti pericolosi delle famiglie (come vernici, pesticidi, oli e solventi) dovranno essere raccolti separatamente dal 2025. A partire dal 2025 i rifiuti biodegradabili dovranno essere obbligatoriamente raccolti separatamente o riciclati a casa attraverso il compostaggio. Per quel che riguarda la discarica, il pacchetto Ue limita la quota di rifiuti urbani da smaltire a un massimo del 10% entro il 2035.

La strategia

 E’ quella di coinvolgere le aziende nel realizzare prodotti con materiali nuovi, interamente riutilizzabili e che quindi non generino scarti. A breve e medio termine invece è gestire gli scarti prodotti in modo più responsabile attraverso il riutilizzo ed il riciclo.

Le nuove direttive puntano a migliorare l’ambiente con una riduzione media annua delle emissioni di 617 milioni di tonnellate di Co2 equivalente.Ci si attende anche un impatto positivo sull’occupazione con almeno 500 mila posti di lavoro in più. L’economia circolare potrebbe fare da volano all’economia dell’area euro favorendo una crescita del Pil fino al 7% in più entro il 2035.

Advertisement. Scroll to continue reading.

L’emergenza rifiuti non è un’esclusiva della Sicilia

L’emergenza rifiuti esiste e resiste, e non solo in Sicilia. A braccetto con l‘isola del Sole, fra le tre peggiori in Italia, la Campania ed il Lazio. L’emergenza rifiuti però non può essere circoscritta. L’Italia ricicla solo su carta e con la scusa della differenziata, riempie gli inceneritori di rifiuti pericolosi. Neanche fossero pozzi senza fondo mangia-rifiuti, alla faccia di cittadini e ambiente.

In Sicilia la gestione dei rifiuti è condizionata dalla percentuale record di conferimento in discarica (73%). Solo il 22% viene raccolto in modo differenziato. La verità è che la maggior parte dei rifiuti viene eliminata con qualche incendio liberatorio o finiscono in mare, in capannoni, sottoterra, in cementifici, nei campi destinati all’agricoltura.

I vertici intanto si riempiono la bocca di parole che piacciono: sostenibilità, green-economy, economia circolare. I piani di intervento negli anni ci sono stati, ma la situazione in Sicilia resta critica ed i cittadini lo sanno bene.

Chi vive nel triangolo della morte se ne farà ben poco di un nuovo progetto per l’economia circolare. Secondo il piano regionale delle bonifiche 2010-2016, in Sicilia ci sono ben 511 siti contaminati di cui solo nove sottoposti al completamento dei progetti. Odori nauseabondi, ingenti quantità di eternit e amianto, alti livelli di acido solfidrico, mercurio, benzene e fluoro-edenite, sono tutti gli elementi che, da molti anni concorrono a mettere in serio rischio l’intero ecosistema isolano.

Advertisement. Scroll to continue reading.

E allora facciamola funzionare quest’economia circolare. Ripariamo, riutilizziamo, ricicliamo. Cittadini, imprese e istituzioni devono darsi da fare ed abbracciare nuovi modelli di comportamento e diversi stili di vita.

Responsabilità, sembra questa la parola chiave. Ma anche bonifiche: le soluzioni infatti potrebbero essere ancora le bonifiche dei siti, come suggerisce Cesare Arangio (Presidente della Sezione regionale Sicilia dell’Albo nazionale Gestori Ambientali) – con le quali entrano un bel po di milioni, aggiungerei.

Forse però basterebbe guardare in faccia alla realtà e alla madre del problema dell’inquinamento ambientale causato dai rifiuti. L’emergenza in Sicilia si risolverà con un nuovo modello economico o la Sicilia continuerà ad affogare nelle mani dell’eco-mafia? Ai posteri l’ardua sentenza.

Advertisement. Scroll to continue reading.
Written By

Comments

You May Also Like

Cloud

Sempre più aziende di gestione dei rifiuti stanno scegliendo soluzioni in cloud per i propri gestionali. Spesso si sente parlare nei telegiornali dell’emergenza rifiuti....

Advertisement