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Economia

Il Mes è l’ennesimo sgambetto all’Italia. I tedeschi non sono amici

Il Mes, Meccanismo Europeo di Stabilità è tornato a far parlare di se e nel pieno della pandemia ha spinto a riflettere su quello che sarà nel futuro l’aiuto da parte dell’Europa.

Le richieste di Giuseppe Conte per l’attivazione del Mes sono state oggetto di ripetute discussioni. Secondo il Presidente è necessario sbloccare i 500 miliardi necessari a combattere l’impatto devastante della pandemia.

MA A COSA SERVE IL MES?

Il Mes è un meccanismo volto a mantenere la stabilità finanziaria dell’Europa. Per garantire un equilibro dell’Ue il fondo salva-stati emette prestiti sulla base di condizioni piuttosto rigide. Le modalità d’azione del fondo sono definite all’Articolo 3 del suo trattato istitutivo.

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Il Mes si articola in tre fasi. La prima fase è quella dove lo Stato in difficoltà avanza la richiesta si assistenza. Nella seconda fase il Mes chiede alla Commissione Ue di valutare lo stato di salute del paese in difficoltà e nella terza fase, dopo la valutazione, il Mes può decidere di agire con dei prestiti.

Ovviamente ci sono delle regole ben specifiche. Il Paese richiedente aiuto, non deve essere in procedura d’infrazione. Deve vantare un deficit inferiore al 3% ed avere un rapporto debito/PIL sotto il 60%.

DA DOVE VENGONO I FONDI SALVA-STATI?

Da ciascuno Stato Membro dell’Ue non in difficoltà. Proprio come è successo con la Grecia. I capitali corrisposti sono stati messi a disposizione da Germania, Francia, Italia e così via. Un pericolo lampante che sopravviene è che se gli stati “forti” dovessero trovarsi in difficoltà, saranno gli Stati più piccoli a pagarne le spese.

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I PROBLEMI NON FISICONO QUI

Il Mes è un finanziatore, con un proprio statuto, un trattato istitutivo ed è separato dalla Ue. È stato istituito nel 2012 come fondo per erogare sostegno finanziario ai Paesi in difficoltà. Il Mes può intervenire con due linee, la PCCL (linea di credito condizionale precauzionale) e ECCL (linea di credito soggetta a condizioni rafforzate). La prima è per i membri dell’Unione che vantano un’economia solida. La seconda, per membri con un’economia solida ma che non riescono a rispettare i sei criteri di ammissibilità per l’accesso alla PCCL. Allora lo Stato per poter accedere ai fondi deve avviare una serie di misure correttive. Aumento delle tasse, tagli alla spesa pubblica etc. Proprio per garantire la solvibilità del debito.

In questo ultimo caso, è prevista l’attivazione dell’ OMT. L’ Outright Monetary Transactions ed è il nome tecnico di ciò che comunemente viene chiamato piano anti-spread. Si tratta del più potente strumento di acquisto di obbligazioni della BCE, che le consente di acquistare enormi quantità di debito di nazioni specifiche. Questo strumento è nato dal famoso impegno del 2012 dell’ex presidente Mario Draghi di fare “tutto il necessario” per salvare la moneta unica.

L’attivazione dell’ OMT prevede l’acquisto di Btp a breve termine (con scadenza 1-3 anni) direttamente da parte della BCE secondo sua discrezionalità sia in termini di quantità che in termini di avvio e durata delle operazioni e, naturalmente, sotto le condizioni previste per l’accesso al MES. Per ricevere i necessari aiuti, quindi, l’Italia dovrebbe sottostare alla tirannia del MES e di un piano di austerità imponente. Uno scenario che i tedeschi sognano da tempo.

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Sottostare a tali meccanismi impoverirebbe ancor di più la nostra già fragile economia, avvantaggiando quella più solida della Germania.

Si sa, la Germania, il motore dell’Europa, non vede di buon occhio i Paesi come l’Italia, che non riescono a rispettare le regole imposte dall’Ue e chiedono continue deroghe, principalmente a causa di un debito pubblico altissimo e poco gestibile. Un debito pubblico, quello italiano, che porta dei rischi che la Germania non vuole condividere. Già da cinque anni l’Italia riesce a evitare la normativa legata al Fiscal Compact, che prevede la riduzione della porzione di debito pubblico/PIL al di sopra del limite del 60% almeno di un ventesimo ogni anno. Il MES potrebbe finalmente obbligarci ad essere ligi alle regole europee.


Per questo motivo porre delle condizioni severe per l’accesso agli aiuti finanziari all’Italia farebbe tanto felice la Merkel. I mercati hanno già dimostrato nelle sessioni dei giorni scorsi quanto temano un simile scenario, chissà se avranno comunque il coraggio di procedere e stringere il cappio al collo del nostro Paese.

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