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La pandemia ha evidenziato un problema in realtà molto vecchio: quello dei bambini disabili. Loro, spesso dimenticati, vengono inseriti nelle classi scolastiche, dove si sentono sperduti, perché semplicemente non ci sono altre alternative per le loro famiglie.

Un sistema che non discrimina, ma che poi discrimina

È molto semplice la questione. Trovare un punto di incontro un po’ meno. I bambini con gravi disabilità fisiche e psichiche vengono inseriti in un sistema scolastico al compimento dei 6 anni d’età. Il problema è: che giovamento possono avere questi bambini in una realtà che non sentono loro? I bambini disabili si sentono spesso inadeguati e tristi poiché non riescono ad integrarsi e quindi il sistema che soluzione ha trovato? Inserirli proprio in quei luoghi non adatti alle loro esigenza. Perché? Per i costi, ovvio. Un bambino con bisogni educativi specifici implica un luogo e un personale adeguato che possano far sentire a proprio agio i bambini disabili.

Gli insegnanti diventano psicologi e infermieri

La disorganizzazione nell’inserimento nella società di alcuni bambini ricade ovviamente sulla società stessa. Spesso, i maestri e i professori, si ritrovano a gestire in media 20 minori, più uno o più bimbi o ragazzi con necessità importanti. Secondo il sistema, gli insegnanti, oltre ad insegnare, dovrebbero seguire dei corsi di infermieristica e psicologia per poter meglio assistere i bambini disabili. Tutto questo ricade sulle attenzioni che l’insegnante può riservare alla classe nella sua interezza oltre ad implicare importanti conseguenze nel caso qualcosa dovesse andare storto.

Due esempi di malagestione di bambini disabili

Posso riportarvi un paio di esempi affinché possa illustrarvi meglio il problema reale. Mia madre, insegnate di una scuola elementare di Torino, è stata protagonista di alcuni fatti spiacevoli e che dimostrano, più di mille parole, la gravità della situazione in cui i bambini disabili sono costretti.

Primo caso: parole inascoltate

Qualche anno fa a mia madre e alla sua collega è stato affidato un bambino di 6 anni che doveva iniziare la prima elementare. Il bimbo, a detta della psicologa che lo seguiva e delle maestre dell’asilo, si trattava di un bambino affetto da sordità ma bravo e tranquillo. Già dal primo giorno di scuola è stato lampante che qualcuno, per svariate ragioni, aveva mentito. Il bambino era sordo, ma soffriva anche di gravi crisi d’ira. Durante queste crisi, accuratamente documentate dal personale scolastico, il bambino diventava pericoloso per sé e per gli altri. Spesso ha lanciato oggetti pericolosi come forbici addosso ai insegnanti stessi si denudava completamente per poi correre nei corridoi e quando era in classe spesso gridava disperato. Il risultato? I compagni erano terrorizzati e il bambino non veniva seguito in modo corretto poiché, si sa, il mondo della scuola soffre una grande carenza di insegnanti di sostegno. Mia madre è la sua collega hanno riportato gravi conseguenze fisiche e le loro parole venivano sottovalutate e screditare dalla…”psicologa” (a questo punto non possiamo che mettere la parola tra virgolette). Durante una delle sue crisi, il bambino ha rotto il naso a mia madre la quale ha fatto causa e non ha ricevuto alcun risarcimento… Ovvio, un pugile è consapevole del fatto che quando sale sul ring l’avversario può rompergli il naso, dunque il fatto non sussisteva.

Secondo caso: una stanza in più

Recentemente, mia madre ha ricevuto la notizia che bambino gravemente disabile potrebbe iscriversi nella sua ascuola. Il bambino ha una colonstomia e respira tramite una tracheotomia e la scuola non può accettarlo se almeno 3 insegnanti non accettano di seguire un corso apposito che permetta loro di prendersene correttamente cura. Inoltre, il bambino disabile avrebbe bisogno di una stanza apposita con lavandino, fasciatoio e un telefono con la linea collegata direttamente all’ambulanza. Capite bene che si tratta di una rivoluzione vera e propria, anche degli spazi. Come si può chiedere ad un insegnate di prendersi una responsabilità tanto grande oltre a tutte quelle che già ha? I docenti devono istruire, educare, seguire e indirizzare, non è già abbastanza?

I bambini disabili non hanno diritti

In questi casi, un insegnante di sostegno non serve, ma si necessita di strutture apposite. Questi, però sono stati chiusi perché discriminatori, quando invece, in questo modo, i bambini disabili e le loro famiglie sono posto in uno stato di continua inadeguatezza e preoccupazione. Perché il personale che dovrebbe prendersi cura dei loro figli non possiede, per formazione, le adeguate conoscenze.

I bambini disabili: gli “ultimi” e senza possibilità

Ecco dunque che i bambini disabili si ritrovano in un ambiente non idoneo, gli insegnanti si ritrovano a svolgere compiti che a loro non competono e i compagni di scuola rimangono spesso sovrastati dalle difficili condizioni che vengono a crearsi. Chiariamo I, i livelli di disabilità sono diversi. Ci sono bambini disabili che, nonostante le loro difficoltà, se adeguatamente accompagnati, riescono a trovare giovamento in un contesto scolastico. I due esempi riportati sono casi limite ma che comunque devono farci riflettere. Dovrebbe esserci una regolamentazione che sia in grado di inserire tutti i bambini nell’ambiente più idoneo per loro e dove le famiglie possano sentirsi tranquille. La società, però, anche se a parole dice che non discrimina nessuno, con i fatti dimostra di discriminare le persone che hanno più difficoltà senza impegnarsi a pensare ad una o più soluzioni idonee. Insomma, si dovrebbe ripensare un po’ tutto il sistema e ridare importanza all’istruzione e alla cura adeguata dei tutti i bambini.

Non dimentichiamoci dei bambini disabili, stiamo loro accanto e offriamo loro il meglio che possiamo
Non dimentichiamoci dei bambini disabili, stiamo loro accanto e offriamo loro il meglio che possiamo
Monica Giulia Cantù
Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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