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House of the e-Sports, quando il gioco si fa duro

House of the e-Sports, la trasmissione televisiva condotta da Daniele Bossari sul mondo dei videogamers professionisti, parte con la seconda stagione su D-MAX.

House of e-Sports è la conferma che questo fenomeno, ovvero gli sport elettronici (abbreviato in eSports), è la nuova frontiera del gaming.

Quando si arriva a fare una trasmissione televisiva su un argomento,lo vedo come una sorta di battesimo. La conferma che l’argomento è di una certa rilevanza. Che non è più di nicchia, ma coinvolge sempre più persone.

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Andiamo con ordine e cerchiamo di spiegare anche ai nuovi arrivati cosa si intende per e-Sport. Parlando con alcune persone ho intuito che c’è ancora un alone di mistero intorno a questo fenomeno, quindi meglio fare chiarezza. Per eSport si intende il giocare a livello professionistico ad un determinato game in un torneo ufficiale. Si esatto, esistono tornei ufficiali di videogame. Vi dirò di più, esiste una federazione.

Nel 2017 nasce FedereSports, la Federazione Italiana E-Sports. Questa federazione si occupa di promuovere i videogames con finalità “sportive” e coordinare a livello internazionale gli eventi nazionali. Il tutto è regolamentato dell’ASI, Associazioni sportive sociali italiane, ente riconosciuto dal CONI.

Scusate se mi sono dilungato con queste cose, ma ciò era per darvi l’idea dell’importanza di questo fenomeno. Non parliamo di tornei organizzati nella taverna di casa dell’adolescente nerd alla Big Bang Theory, ma di eventi che muovono migliaia di persone da tutto il mondo, con un giro d’affari di milioni di dollari.

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Per la cronaca, i vincitori del Campionato Mondiale di League of Legends 2019, i FunPlus Phoenix, si sono intascati il premio di 1 milione di dollari e un trofeo del peso di 32 Kg.

Il team dei FunPlus Phoenix

Probabilmente alcuni di voi stanno leggendo allibiti queste righe. In molti pensano sia un’esagerazione. Ad alcuni ho addirittura sentito dire che con queste trasmissioni si fomenta la dipendenza dai videogiochi e l’isolamento dei ragazzi. Ma parliamoci chiaro, non è una trasmissione televisiva a creare problemi. Asseconda solamente una domanda di mercato. Il fenomeno esiste ed è inutile negarlo.

Nella prima stagione abbiamo visto Daniele Bossari esplorare il mondo degli Esports. Nelle 5 puntate che compongono questa stagione si è parlato di novità, recensioni di giochi, dei tornei principali di tutto il mondo e interviste ai gamer più famosi.

Nella seconda stagione Bossari è affiancato da Sara Kurolily Stefanizzi aka Kurolily, una variety streamer di Twitch. La presenza femminile a mio avviso è molto importante. Nell’immaginario collettivo i gamer sono tutti degli sfigati, in sovrappeso, con la faccia bufolosa, apparecchio ai denti e bullizzati dal mondo intero. Inutile negarlo.

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House of e-Sports porta alla luce anche un aspetto che rompe questi schemi mentali. Vediamo gamers affascinanti, in forma smagliante, sicuri di se, competenti e sopratutto unisex. Esatto, anche le donne possono essere delle gamers di talento. Incredibile vero? (no, non sono sessista, solo sarcastico). Non esistono solo i nerd ma anche le nerd.

Daniele Bossari e Kurolily, i presentatori di House of e-Sports

Gli e-Sports hanno anche questo potere. Non importa se sei uomo o donna, bello o brutto, atletico o non in forma, la bravura è l’unico requisito che serve per essere un grande gamer. Ma sapete, fino a che tutto rimane chiuso in un circuito per addetti ai lavori, questi aspetti non emergono.

Se invece queste cose vengono fatte emergere da una trasmissione televisiva, con un conduttore come Bossari che esalta gli aspetti agonistici di questo fenomeno, in modo sano e senza forzature, allora questo può assumere addirittura una funzione sociale.

Quante volte sentiamo di adolescenti depressi che pensano di essere inadeguati a cause delle loro passioni le quali non sono socialmente accettate. Ebbene, sapere che una trasmissione televesiva possa mostrare ad alcuni ragazzi che non sono strani, ma che nel mondo ci sono tantissimi loro coetanei che guadagnano una valangata di soldi giocando ai videogame, onestamente mi rincuora.

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Ovviamente ciò non deve sfociare in una dipendenza o nell’annullamento di una vita vera, deve essere sempre una passione sana. Se giocare ai videogames può essere una valvola di sfogo ben venga. Tutti abbiamo bisogno quotidianamente di un momento per noi. Che possa essere guardare un film o giocare qualche ora, non cambia niente.

Io sono contro gli estremi. non mi piacciono, mi danno fastidio. Non è corretto condannare a priori questi ragazzi come spesso vedo fare sui social sulle pagine dei gamers più famosi. Non c’è un modo giusto di affrontare la vita. Ognuno sceglie il suo. Se questo non lede la propria vita e quella altrui, buon pro gli faccia.

Sono contento che esistano trasmissioni come House of the e-Sports. Dove quando il gioco si fa duro, solo i più bravi giocano davvero duro. E se tu pensi di essere più bravo, prego, gli e-Sports ti aspettano.

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Da oltre dieci anni mi occupo di editoria. Quando scrivo perdo la percezione del tempo, esattamente come quando viaggio.

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