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Google abbandona Daydream: la realtà virtuale dice addio agli smartphone

Google ha scelto il sito di Variety per annunciare che il Google Daydream, visore della realtà virtuale per smartphone, non è più né in produzione e nemmeno in vendita. Certo, potrebbe sembrare una notizia come tante. Dopotutto questo non né il primo e, probabilmente, non sarà nemmeno l’ultimo dei progetti di Google che viene cancellato.

Ma c’è un motivo se ho deciso di riportare questa notizia. Con l’addio di Google Daydream, a conti fatti il mercato mobile chiude definitivamente le porte al mondo della realtà virtuale. La società ha ammesso che questo progetto non ha avuto il successo sperato. E l’abbandono del progetto era probabilmente nell’aria.

Dopotutto era già noto che i nuovi Pixel, prodotti da Google, non avrebbero supportato il Daydream. Si trattava di un campanello d’allarme non indifferente. Ed infatti la società ha svelato le carte in questi giorni. In ogni caso, la compagnia ha tenuto a precisare che i possessori del visore possono dormire sonni tranquilli. Sia le app che lo store pensate per questo dispositivo non saranno rimosse.

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Situazione che mi ha portato a pensare al motivo che ha portato al fallimento del Google Daydream. Un successo che poteva sembrare quasi sicuro. Dopotutto nessuno aveva pensato di far approdare la realtà virtuale sugli smartphone. Certo, trattandosi di Google la sua visione era ristretta solo ai dispositivi Android, ma era pur sempre un inizio.

Stando alle parole della società, nonostante le potenzialità del progetto, ha riscontrato due problemi. Il primo riguarda alcuni limiti che hanno reso difficile proseguire il tutto. Peccato che Google non abbia precisato la natura di queste limitazioni (tecniche, hardware, software). Il secondo riguarda invece una funzione assente nel Daydream.

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A quanto pare i consumatori non hanno visto di buon occhio l’impossibilità di accedere alle app e alle varie funzioni dello smartphone quando è inserito nel visore. Per Google questo elemento avrebbe minato la diffusione del Daydream. Questo secondo elemento mi sembra però più una scusa, dopotutto nulla vietava la società di cambiare la situazione e rendere tutto ciò possibile tramite un aggiornamento.

E non penso che questo update fosse impossibile da realizzare a causa dei famigerati limiti ammessi da Google.

 

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A mio avviso la causa di questo fallimento è solo una. La mancanza di app dedicate al Daydream. Ma è una situazione che riguarda il mondo della realtà virtuale in generale, su mobile. Ricordo ancora quando avevo comprato il Google Cardboard. Una sorta di esperimento della società nel dare vita ad un visore VR per smartphone.

Ora, non ricordo quanti anni fa l’ho comprato, ma si parla di molti anni. E l’ho provato per qualche ora, prima di posarlo e non utilizzarlo mai più. Il motivo l’ho già espresso sopra, c’erano pochissime app dedicate alla realtà virtuale. E, da quello che ho visto in giro, la situazione non sembra diversa nemmeno con Daydream.

Buona parte della lista riguarda solo app di Google (come Maps) o comunque programmi. Pochi giochi supportano il VR, tipologia di programmi su cui doveva incentrarsi la compagnia per spingere questo progetto. A conti fatti, la società doveva fare un po’ quello che Sony ha fatto con il suo PlayStation VR, spingere per dare vita a contenuti esclusivi per il visore.

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Google disponeva e dispone sicuramente di tutte le risorse necessarie per realizzare questa strategia. Doveva non solo dare vita a collaborazioni, ma anche creare dei team interni per sviluppare app esclusive per Daydream. Dopotutto sottolineo nuovamente che aveva praticamente la strada libera, vista l’assenza di competizione. Oltre a Google, non c’erano infatti altri nomi importanti in questo settore.

In ogni caso, non è da escludere che Google si voglia solo “prendere una pausa”. In questi anni il mondo del gaming ha ormai dato il benvenuto a molti videogiochi in VR. Quindi non è da escludere che tornerà con una sorta di Daydream 2. Ma, nel frattempo, Google ha dichiarato che si occuperà di un altro campo, la realtà aumentata.

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