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eSport: da semplici videogiocatori a veri e propri atleti

Il mondo dei videogiochi è sempre in evoluzione, ma oggi parliamo di un argomento diverso, gli eSport. Ovvero quelle competizioni elettroniche che, con il passare degli anni, hanno acquisito una notorietà e, soprattutto, un’importanza sempre maggiore. Soprattutto a livello economico, visto che questi eventi generano introiti notevoli.

Ma come è iniziata questa avventura? Certo, già prima dell’avvento degli eSport esistevano diverse competizioni dedicate ai videogiochi. Già nel 1980 Atari tenne un torneo di Space Invaders, un evento che diede il benvenuto a ben 10,00 persone. Ma il vero boom, sempre negli Stati Uniti, si ebbe verso la fine degli anni ’90.

In questo periodo diversi canali televisivi trasmettevano competizioni agonistiche. Molte di queste erano sponsorizzate e prevedevano anche la vincita di un montepremi. Fu così che nel 1997 ebbe luogo il primo campionato internazionale professionistico, chiamato Cyberathlete Professional League.

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In Italia l’emergere delle competizioni videoludiche ha avuto un iter diverso. L’AIVA, Associazione Italiana Video Atletica, venne fondata nel 1984, fu la prima ad occuparsi di questo mondo. Dando così vita, soltanto un anno dopo, al Campionato Italiano di Video Atletica. Associazione che però si sciolse qualche tempo dopo.

Ma dal 2014 è la Giochi Elettronici Competitivi ad occuparsi di questo mondo. Si tratta di un settore sportivo dell’ASI ed è un ente riconosciuto dal CONI.

Insomma, quella degli eSport è una lunga storia, come il medium videoludico. Ma la popolarità di queste competizioni è tale che nel 2015, a Torino, ha anche aperto il primo eSport bar. Si tratta di un locale che apre le porte sia ai videogiocatori amatoriali che professionisti, oltre che per appassionati del settore.

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Ma non è tutto, perché ormai da diverso tempo è in atto un dibattito su questi eventi. Molti si domandano se sia arrivato il momento di considerare gli eSport come dei veri e propri sport, con tutto ciò che ne consegue. Più nel dettaglio, si parlerebbe di creare delle Olimpiadi anche per queste competizioni, ad esempio.

Si tratta di una discussione ancora aperta, che vede diversi protagonisti, alcuni contrari, altri a favore. Ma, fino ad ora, la situazione non è cambiata. Nonostante i vari punti che vedremo in seguito, oltre quello già sottolineato della loro popolarità ed incassi. La prima riguarda gli spettatori. Anche in questo caso si parla di numeri impressionanti.

E non parliamo di utenti che osservano in streaming i tornei, ma delle persone che prendono parte fisicamente all’evento. Dopotutto ormai da diversi anni esistono delle società che si occupano proprio di organizzare questo aspetto degli eSport. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. Di seguito andremo ad analizzare alcuni punti che spesso vengono presi sottogamba in questo mondo.

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Il primo riguarda i protagonisti, ovvero i videogiocatori. Questi diventano dei veri e propri atleti, seguendo allenamenti intensivi. Certo, trattandosi di videogiochi, i loro esercizi sono spesso incentrati più sul lato intellettuale che muscolare. Ma il tempo necessario per prepararsi non è di certo inferiore, anzi. Soprattutto perché, oltre a mettere mano al gioco vero e proprio, devono anche preparare e studiare delle strategie.

Alcuni atleti e squadre sfruttano inoltre delle tecniche che si utilizzano spesso negli sport considerati tradizionali. Come, ad esempio, seguire una dieta specifica, avere un coach e fare esercizi in palestra. Insomma, si tratta di una vita non così idilliaca come si potrebbe pensare. Infatti la carriera di alcuni atleti non dura molto. Spesso ci si ritira verso i 20 o 25 anni.

Ma le similitudini con gli sport tradizionali non sono finite. In questo caso c’è anche un lato negativo che li accomuna, il doping. A quanto pare alcuni atleti hanno fatto uso di stimolanti per aumentare la concentrazione e diminuire la stanchezza. Nel mondo degli eSport sembra aver avuto successo la Selegilina.

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Nemmeno il mondo delle scommesse è così estraneo negli eSport. Essendo illegale in molti circuiti ufficiali, a quanto pare esiste un vero e proprio mercato nero insieme ad una moneta virtuale parallela. Di solito si usano le skin dei videogiochi per puntare sui vari match, una pratica conosciuta con il nome di skin gambling.

Anche il mondo dell’informazione sportiva sta dando spazio agli eSport. Se in Italia ciò sta avvenendo lentamente, negli Stati Uniti è invece più frequente sentire notizie sulle competizioni di videogiochi nei canali dedicati allo sport. In alcuni casi si occupano addirittura di mandare in onda l’intera competizione o campionati.

Insomma, i punti di contatto con gli sport tradizionali ci sono tutti. Sorprendentemente, anche i lati negativi sembrano essere molto simili. Ma più che sul riconoscimento degli eSport, ho voluto puntare i riflettori sui protagonisti, gli atleti. Anche perché, soprattutto in Italia a causa della mentalità che in molti hanno dei videogiochi, sono in molti a pensare che sono solo un passatempo.

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Certo, fortunatamente le cose stanno cambiando. Anche grazie alle cifre da capogiro che alcuni titoli riescono a generare. L’esempio più lampante che mi viene in mente è GTA V che, nonostante sia uscito da anni, è quasi sempre in prima posizione nelle classifiche di vendita italiane. Ma questo articolo serve anche per gli appassionati di videogiochi.

Volevo far capire anche a loro che questo mondo non è tutto rosa e fiori come si può immaginare. Gli allenamenti sono duri e da non prendere sotto gamba. Potreste addirittura rischiare di arrivare ad odiare un videogioco che prima amavate alla follia. Insomma, come ogni cosa, si nascondono dei fantasmi anche negli eSport.

Ma personalmente non c’è nulla di cui preoccuparsi troppo e, probabilmente, nei prossimi anni questo mondo si modificherà ancora. Speriamo però, che riuscirà ad accentuare i lati positivi e diminuire quelli negativi.

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