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Scienza

Esopianeti: alla ricerca di nuovi mondi

È finamente partito Soyuz, il razzo che trasporta il telescopio CHEOPS, lo strumento dell’ESA (European Space Agency) che insieme a 4 satelliti servirà per lo studio degli esopianeti conosciuti.

Gli esopianeti: che cosa sono?

I pianeti extrasolari o esopianeti sono pianeti non appartenenti al sistema solare, orbitanti cioè intorno a una stella diversa dal sole. Esistono anche osservazioni non confermate che vedrebbero oggetti di massa planetaria non legati ad alcuna stella da vincoli gravitazionali. Questi, però, non possono essere definiti esattamente pianeti.

18 dicembre 2019

Sono stati risolti i problemi che in data 17 dicembre 2019 avevano impedito la partenza del razzo. Soyuz è finalmente decollato con il suo prezioso carico: il telescopio CHEOPS. La strumentazione servirà per studiare gli esopianeti.

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I problemi prima della partenza

Un’immagine del razzo lanciatore Soyuz

Prima di iniziare la missione, però, si sono dovuti affrontare alcuni problemi. A causa di un disguido legato al software del vettore Soyuz, la partenza del razzo e di altri 4 satelliti lanciati da Kourou (Guiana francese, sud America) è stata rimandata in data 18 dicembre 2019. Un’anomalia registrata all’inizio della sequenza automatica del lanciatore ha portato, un’ora e venticinque minuti prima, all’interruzione della missione. I tecnici si sono subito mobilitati e il vettore Soyuz e i satelliti sono stati messi in sicurezza. Il lancio è stato rinviato di 24 ore.

Il progetto

Il principale obiettivo dello studio è rivolto a quei corpi celesti che hanno dimensioni che variano da una “super terra” fino ad arrivare alle dimensioni del pianeta Nettuno. Questi corpi ruotano attorno alla loro stella con periodi di rivoluzione inferiori ai 50 giorni. I pianeti individuati e dei quali si è già a conoscenza (approssimativa) della loro massa saranno studiati col metodo di transito: ogni volta che un pianeta passa davanti alla sua stella ospite, causa un abbassamento periodico della luminosità di quest’ultima secondo la sua dimensione. Le osservazioni permetteranno di determinare la dimensione dei pianeti stessi e di stimarne la densità e quindi di avere un’idea più precisa delle loro caratteristiche. I dati permetteranno anche di ottenere nuove informazioni sulla formazione di pianeti simili.

CHEOPS

L’acronimo CHEOPS significa CHarayerizing ExOPlanets Satellite. Esso ha come scopo principale quello di definire nel migliore dei modi le caratteristiche di alcuni esopianeti che ruotano attorno ad altre stelle I cui siamo a conoscenza. Il telescopio è relativamente piccolo rispetto ad altri presenti nell’orbita terrestre. A bordo vi sono un fonometro per la rilevazione di lunghezze d’onda nel campo del visibile e dell’infrarosso. Il nuovo obiettivo consiste nel concentrarsi nella ricerca di nuovi esopianeti e nella determinazione delle caratteristiche dei mondi più lontani. Il telescopio è molo preciso e saprà già dove puntare per catturare i transiti, ottimizzando il tempo impiegato per monitorare gli avvenimenti. Il programma prevede l’osservazione di 7000 stelle durante i 3 anni di operatività. Il telescopio è stato progettato dai ricercatori di Astrofisica di Padova e Catania. Contributo importante è stato fornito da Roberto Regazzoni dell’INAF di Padova che ora sta lavorando ad un nuovo progetto finalizzato alla ricerca di altri esopianeti.

Un’immagine del telescopio CHEOPS

I satelliti

Insieme a CHEOPS, è partito anche il primo satellite della costellazione COSMO-SkyMed (Constellation of Satellites for the Mediterranean Basin Observation) dell’Agenzia Spaziale Italiana. Esso consiste in un programma di osservazione terrestre per la prevenzione di disastri ambientali, per lo studio della superficie del pianeta e per lo svolgimento di compiti di sicurezza militare. Insieme al esso, vi sono anche tre CubSats (tipi di satelliti miniaturizzati di forma cubica) che costituiscono un laboratorio orbitante utile per testare nuovi software e nuove tecniche di controllo satellitare in orbita.

Un’immagine del satellite Cosmo-SkyMed

Lo studio dell’irragiungibile

Nonostante sia consapevole della loro infinita distanza, l’uomo non smetterà mai di cercare stelle, pianeti, mondi lontani. L’uomo, per natura curioso e affamato di scoperta, cercherà sempre qualcosa “che sta al di là” affichè possa essere sempre più capace di studiare, teorizzare e comprendere realtà lontane letteralmente anni luce dalla sua.

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Classe 1997. Laureanda in lettere moderne e contemporanee all'Università di Torino. Articolista. Appassionata di musica, scrittura, cinema, pittura, letteratura e scienza. "Tutte le cose sono belle in sé, e più belle ancora diventano quando l'uomo le apprende. La conoscenza é vita con le ali" (Khalil Gibran).

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