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Dipendenza da oppiacei: USA la combatte con un chip nel cervello

A quanto pare la dipendenza da oppiacei negli Stati Uniti è un problema molto serio. E, per risolvere questa situazione, alcuni ricercatori hanno chiesto aiuto alla tecnologia. In che modo? Creando un chip da trapiantare nel cervello dei pazienti. Tale dispositivo è stato creato grazie alla West Virginia University Rockefeller Neuroscience Institute in collaborazione con la West Virginia University Medicine.

Come riportato da un articolo di TechCrunch, i ricercatori sono riusciti a trapiantare questo chip nel cervello di un paziente. L’operazione è pensata come sorta di ultima spiaggia per chi soffre di dipendenza da oppiacei e non riesce a guarire tramite gli altri metodi già noti ed utilizzati. Ne esistono di diversi e, purtroppo, non tutti sembrano avere sempre effetto.

Il primo paziente che ha subito questo intervento è un uomo di 33 anni. I ricercatori hanno trapiantato nel suo cervello un dispositivo chiamato “deep brain simulation” o DBS. Bisogna sottolineare che al momento il progetto si trova nella fase di sperimentazione. Questo test include in tutto quattro individui che, nonostante aver seguito tutti i metodi conosciuti per guarire, soffrono ancora di dipendenza.

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Ma come funziona questo chip? Il dispositivo è composto da numerosi piccoli elettrodi attaccati a parti specifiche del cervello. Punti che sono legati alla sfera della dipendenza e dei comportamenti del controllo. E, almeno in teoria, il sistema DBS dovrebbe essere in grado di frenare proprio l’astinenza da oppiacei.

Il chip nel cervello ha però anche un’altra funzione. Quella di raccogliere dati, in modo tale da migliorare l’intero sistema. Anche se questo intervento può sembrare un’esagerazione, bisogna prendere in considerazione che potrebbe diventare l’unica alternativa per molte persone. Quindi è un bene dare il via a questa ricerca.

Per non parlare dei benefici che potrebbe portare un’invenzione del genere al campo medico in generale. Trapiantare oggetti nel cervello fa molto film horror o di fantascienza, ma bisognerà vedere come si evolverà la situazione nel mondo reale. Anche Elon Musk ha preso in considerazione questa idea. In questo caso però la ricerca medica potrebbe dare vita a cure per malattie complesse legate al cervello.

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Per questo motivo è bene proseguire per questa strada. Per non parlare dei dati che emergeranno grazie a questo progetto. Saranno sicuramente interessanti e, probabilmente, fondamentali per dare vita a nuove tecnologie e dispositivi da poter trapiantare nel cervello. Certo, al momento si parla solo di dipendenza, ma è pur sempre un inizio.

Come si suol dire, da qualche pare bisogna pur iniziare. E, vista la delicatezza del cervello umano, in questo caso è bene fare le cose poco alla volta. Forse proprio per questo motivo hanno scelto inizialmente soltanto quattro pazienti. A conti fatti sono pochi, quindi probabilmente non riusciranno a raccogliere troppi dati.

Ma visti i rischi è anche un bene non esagerare. Se qualcosa dovesse effettivamente andare storto, quantomeno i danni saranno limitati a pochi pazienti. Certo, per essere arrivati al punto di trapiantare il chip nel cervello umano, significa che avranno già fatto molte prove. Ma nel campo medico la prudenza non è mai troppa. Perché si può mettere in pericolo la vita umana.

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