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Computer quantistico: la meccanica quantistica incontra l’informatica

Il computer quantistico non è nato come oggetto fisico. Almeno non inizialmente, quando l’aumento della potenza dei computer era basata su un solo elemento. Ovvero la miniaturizzazione dei circuiti elettronici. Si parla di una strategia che ha avuto fortuna per diverso tempo. Ma con il passare del tempo, questa tecnica divenne praticamente inutilizzabile.

Dopotutto un circuito elettronico poteva essere rimpicciolito solo fino ad un certo punto. E fu proprio durante questo “periodo di crisi”, per così dire, che si accese una lampadina. Un’idea che venne partorita dalla mente del fisico Murray Gell-Mann. Ovvero costruire dei computer sfruttando il comportamento delle particelle elementari.

Un’intuizione che gli venne nel lontano 1982. E fu così che, anche grazie all’informatica teorica, trasformò la meccanica quantistica in un’opportunità in grado di creare terminali con una potenza di calcolo molto superiore ai normali computer. Fu così che nacque per la prima volta il termine “computer quantistico”.

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Dispositivi che, al posto dei bit, usano i qubit. Questi sono elementi base dell’informazione quantistica codificati dallo stato quantistico in cui si trova una Particella o un atomo. Ma il lato interessante è un altro, ovvero che queste particelle atomiche e subatomiche possono esistere anche in una sovrapposizione di stati. In questo modo aumentano di molto le possibilità di codifica delle informazioni, potendo così risolvere problemi estremamente complessi.

Nonostante questa rivoluzionaria scoperta, si trattava però di un qualcosa che restava solo su carta. Vista la tecnologia del tempo, non era ancora possibile dare vita ad un dispositivo del genere. Infatti la storia del computer quantistico è divisa in più passi. Dopotutto fino al 2005 abbiamo avuto solo dimostrazioni dedicate a questo mondo.

Il primo vero salto è avvenuto nel 2012, quando l’azienda canadese D-Wave annunciò di aver dato vita al primo computer quantistico commerciale. Denominato Vesuvius, si trattava di un annealer quantistico costituito da 64 registri da 8 qubits a superconduttore. Tale modello venne anche acquistato dalla NASA per scopi di ricerca.

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Ad oggi esistono diversi computer quantistici commerciali disponibili in circolazione. Uno di questi è stato creato anche dalla IBM che da anni aveva svolto ricerche in questo campo. Chiamato IBM Q System One, ha però una particolarità rispetto agli altri terminali di questo tipo. Ovvero che può anche essere utilizzato da remoto.

Nonostante ciò, bisogna sottolineare che quello dei computer quantistici è un mondo che offre ancora nuove possibilità e potenzialità. Anche perché, come abbiamo visto, solo di recente questi dispositivi sono approdati nelle nostre vite.

Quindi in questo caso bisognerà ancora aspettare per scoprire cosa ci riserverà il futuro dei computer quantistici. E chissà se effettivamente questa tecnologia sarà in grado di aprire le porte a nuovi orizzonti e a nuove possibilità.

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