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Economia

Caso WeWork: incertezze dopo le dimissioni di Neumann

La decisione di Adam Neumann, co-fondatore e amministratore delegato di WeWork, di rinunciare alla poltrona di chief executive officer è nota da qualche giorno. Restano invece ancora tanti i dubbi su quello che sarà il destino della nota azienda. La settimana appena conclusa, infatti, doveva essere all’insegna dei festeggiamenti per WeWork, che si preparava al suo lancio in Borsa. In seguito alle incertezze dell’IPO, però, non è stato così e il tutto dovrebbe essere posticipato di almeno un mese.

Adam Neumann

Incertezze per WeWork ed Ipo rinviato

Una vera e propria parabola quella di WeWork, che vede in Neumann la personificazione di quanto successo. Società immobiliare che fornisce spazi di lavoro condivisi per startup tecnologiche e servizi per altre imprese, WeWork veniva valutata ancora a gennaio scorso ben 47 miliardi di dollari. Le sue attività di business e i passivi, però, hanno dovuto fare i conti con la voglia di sbarcare a Wall Street, e precisamente al Nasdaq. A questo punto, infatti, tutte le sfide e i problemi irrisolti, tra cui ovviamente i passivi, sono venuti inevitabilmente a galla. La valutazione è stata quindi bocciata dai potenziali investitori, spingendo WeWork a ridurla fino a 10-15 miliardi. Da qui la decisione di rinviare l’Ipo, almeno fino a metà ottobre, se non addirittura dopo.

Una governance finita sotto attacco, quella di WeWork, ritenuta molto debole, con conflitti di interesse e attività di self dealing ad opera di Neumann e della sua famiglia. Nel corso degli anni, infatti, l’oramai ex Ceo, aveva affittato a WeWork proprietà immobiliari nella quali aveva investito personalmente.

Cosa succederà dopo le dimissioni di Neumann?

Il nostro business non è mai stato tanto robusto – ha dichiarato Neumann – Nelle settimane recenti, tuttavia, lo scrutinio della mia persona è diventato una significativa distrazione. È nel miglior interesse dell’azienda che io mi dimetta da amministratore delegato“. Destinato a una poltrona onorifica, presidente non esecutivo della casa madre, WeWork potrebbe trovarsi a dover fare i conti con un’espansione eccessiva, che al momento la vede gestire oltre 500 sedi nel mondo

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Un futuro ancora incerto, quello di WeWork, che a nostro avviso ha pagato la volontà di arrivare ad un grande collocamento azionario iniziale, senza tuttavia fare I conti con le varie problematiche interne. Una chiara dimostrazione di come non sia sufficiente avere tanti soldi per evitare problemi, perché per funzionare sul mercato, soprattutto su quello azionario, devi piacere agli investitori e mostrare un operato chiaro e trasparente. A volte, infatti, bastano solo delle supposizioni o dubbi su una governance per far nascere un vero e propri caso. In questa circostanza si tratta del caso WeWork.

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