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Ricordo ancora i numerosi cartelli fuori dalle case con su scritto “andrà tutto bene”. In quel momento l’augurio era rivolto alle vittime della pandemia. Era un modo per caricare gli animi per affrontare un momento complesso degno di una sceneggiatura cinematografica.

Ma da allora ne sono passati di mesi. Le persone sono ritornate a ad essere quelle di sempre. Con in più una speranza di riprendere una pseudonormalità che tanto i media ci hanno venduto.

Settembre.

Era il mese dove tutto sarebbe dovuto tornare “normale”. Se quella di prima era normalità. Il Governo ha puntato tutto su Settembre.

A Settembre doveva ripartire la scuola e le attività lavorative e l’economia sarebbe tornata a macinare segni positivi nei vari settori.

Inutile dire che così non è stato.

A Settembre andrà tutto bene

Molte scelte economiche sono state rimandate all’inizio del nuovo anno economico post pandemia. Così come la scuola, anche l‘economia sarebbe dovuta ripartire. Purtroppo i numeri dicono cose diverse da ciò che afferma il Ministro Gualtieri.

Il PIL dovrebbe assestarsi intorno al 9%, ad Agosto 3 milioni di persone hanno fatto domanda per il reddito di cittadinanza e a Luglio è stato toccato il record del debito pubblico: 2.560 miliardi.

Più che una ripartenza sembra una retromarcia con freno a mano inserito.

Predicare bene

Il fatto è che le dichiarazioni del Governo o degli economisti spesso e volentieri non vanno di pari passo con la realtà. Le dichiarazioni vengono annacquate perché servono a tenere calmi gli animi delle persone ma soprattutto degli investitori.

È un po’ come l’insegna DON’T PANIC nel film l’aereo più pazzo del mondo, l’aereo sta precipitando ma si invita alla calma. Le dichiarazioni che vengono fatte in televisione o sui giornali mi ricordano quello.

In questo podcast parleremo del ruolo delle dichiarazioni sull’economia reale e del perché non si incontrano con la vita di tutti i giorni.

Angelo Tropeano
Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

Bonus 2020 pc, internet e tablet. L’Italia non si aggiorna.

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