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Alzheimer e innovazione tecnologica

L’alzheimer e l’innovazione tecnologica

 Cos’è l’Alzehimer

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Il morbo di Alzheimer è la più comune causa di demenza, di cui rappresenta il 50-60 per cento dei casi. E’ caratterizzato da declino progressivo e globale delle funzioni cognitive e il deterioramento della personalità e delle relazioni. A differenza di altre malattie, non esiste un esame specifico per diagnosticare tale patologia e per arrivare alla diagnosi si inizia un percorso che richiede molto tempo, varie visite di valutazione del malato e l’esecuzione di molti esami clinici e strumentali. Attualmente non è guaribile, ma esistono farmaci che possono migliorare per un po’ di tempo alcuni sintomi cognitivi, funzionali e comportamentali e numerose tecniche e attività in grado di ridurre i disturbi del comportamento.

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Nei pazienti con demenza i cambiamenti comportamentali possono manifestarsi con irrequietezza, grida, lancio di oggetti, violenza fisica, rifiuto di cure, domande incessanti, insonnia e pianto; inoltre cambi di personalità e incapacità progressiva di svolgere comuni azioni di vita quotidiana completano il quadro sintomatologico e portano il paziente a perdere la propria autosufficienza. Tutto questo si ripercuote sulle persone che, intorno al paziente, prendono atto di tali mutamenti tanto da arrivare a non riconoscere più il proprio caro e a soffrire nel vedere l’incessante e irrimediabile progredire della malattia.

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Molto importante a tale proposito è il supporto che il caregiver (coloro che assistono i malati) e tutti i familiari del paziente devono avere, per poter affrontare con il giusto aiuto questo momento di vita che coinvolge sì un proprio parente ma allo stesso tempo interessano totalmente anche la famiglia.

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Tecnologia e Alzheimer

Una ricerca in campo tecnologico, ha analizzato la possibilità di aiuto che potrebbe offrire l’innovazione, nella vita complicata dei malati di Alzheimer e dei loro cari. L’opportunità di utilizzare mezzi e strumenti alla portata di tutti, per contenere le tristi dinamiche che questo morbo trascina intorno a se. L’idea di app e sensori, che possano familiarizzare sempre più, nel quotidiano di un paziente affetto da demenza. 

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Una tecnologia che creerebbe la possibilità, grazie a questi dispositivi, di lasciare il malato autonomamente nel suo ambiente con il vantaggio per i familiari di svolgere la propria vita senza stravolgimenti, monitorando la situazione per poter intervenire all’occorrenza. 

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Purtroppo i caregiver, dovendo dedicare gran parte (se non tutto) del loro tempo all’assistenza molto spesso non lavorano e vanno incontro a problemi di depressione, a causa di questa malattia che colpisce i loro parenti. Un dato che fa riflettere e spinge la ricerca a studiare soluzioni adeguate. 

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Nuovi modelli di assistenza

In America molti cittadini, fanno affidamento a sistemi tecnologici che possano conciliare in qualche modo la vita del malato e di chi lo assiste. Le notifiche di un tracker GPS che avvertono il caregiver, quando un paziente rientra a casa, telecamere all’ingresso di casa che permettono di parlare con la persona affetta indicandogli il codice per sbloccare la porta. Lo smart display di Amazon Echo Show che consente di parlare con l’interessato in tempo reale. Altri wearable device da polso che permettono al paziente di chiamare facilmente un numero scelto di contatti, o rispondono entro 10 secondi alle chiamate del caregiver. Insomma strumenti che consentono la connessione in real time tra il disabile e l’assistente.

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Purtroppo come i nostri mezzi tecnologici tipo smartphone, pc, tablet possono avere dei momenti di down, per via di aggiornamenti, batteria scarica etc, questi congegni potrebbero avere delle falle in tal senso e a quel punto cosa si fa? La valutazione deve essere molto scrupolosa.

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Uno studio londinese

Uno studio londinese, sta mettendo a punto una serie di dispositivi da indossare che tengano traccia dei parametri biologici dei pazienti, per vigilare sulla loro salute e cercare di ridurre il numero di ricoveri in ospedale o di richieste al pronto soccorso.

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Neuralink e Alzheimer

Nello studio di questi dispositivi, utili per la salute umana, non possiamo non ricordare l’affascinante progetto Neuralink che potrebbe essere proficuo per le malattie di tipo degenerative proprio come l’Alzheimer. Come l’inserimento di un piccolo sensore per elettroencefalogramma (EEG), nell’orecchio per osservare l’attività cerebrale dei pazienti che possa segnalare eventuali anomalie,  dispositivi capaci di riconoscere un cambiamento nel modo di camminare, da associare ad una caduta per esempio. Seguire battito cardiaco, pressione sanguigna, ritmi del sonno e temperatura, che possano ricondurre e monitorare lo stato di salute del paziente. 

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Con molto probabilità, l’Alzheimer non è una di quelle malattie che possiamo sconfiggere facilmente. Avere la tecnologia dalla nostra parte è un piccolo grande contributo, in un ambito in cui ogni passetto in più va considerato come una grande conquista per il paziente e per tutto il contorno.

 

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