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Si lo so, ho già fatto un articolo sulla app Aworld. Non voglio essere ripetitivo o pedante, ma dopo questa intervista sono ancora più convinto di aver fatto la scelta giusta ad approfondire questo argomento. E non solo perché è stata scelta dall’Onu, figuriamoci, cosa volete che ne capisca l’Organizzazione delle Nazioni Unite.

Non è che sono capaci di capire se uno strumento può essere davvero utile per il pianeta (si ero sarcastico, non era evidente?).

Non mi voglio di certo paragonare all’ONU sia chiaro ma posso affermare con una certa convinzione che questa volta c’ho visto giusto.

Solitamente infatti faccio un pezzo solo dopo aver realizzato l’intervista. Lo faccio per far il punto della situazione, per snocciolare impressioni e conclusioni dopo aver sentito le parole dell’intervistato.

Ma in questo caso è andata diversamente.

Aworld può salvare davvero il pianeta

Parlando con Alessandro ho visto quel luccichio tipico di chi ha davvero una missione e la vuole portare a termine. Ho conosciuto una persona che nonostante avesse già imboccato una strada sicura per se è riuscita a metterla in discussione per il bene comune.

Onestamente di questi tempi è merce rara.

No non sto facendo una sviolinata ad Alessandro, ma penso che sia davvero raro incontrare (anche se solo virtualmente) una persona, che in questo caso rappresentava un team di persone, che di fatto ha avuto un’epifania dopo aver visto con i suoi occhi quello che il settore della moda fa a questo pianeta.

Con ciò non voglio dire che la “malsanità” del pianeta sia solo colpa del settore della moda ma sicuramente contribuisce in modo importante a questo fenomeno.

La produzione di abbigliamento in zone povere del mondo, senza rispettare delle linee guida degne di un paese civile, sia dal punto di vista ambientale che sociale, è cosa risaputa ma purtroppo questo è il lato oscuro della globalizzazione.

Ecco perché credo che questa app possa essere una speranza. Dare consapevolezza alle persone dell’impatto ambientale che ogni azione quotidiana ha sul nostro pianeta è la chiave.

Solo la conoscenza e la consapevolezza può migliorare una condizione.

Concludo citando questa frase di Stefano Nasetti:

“La consapevolezza non è e non deve essere un atto di fede, ma una conseguenza della conoscenza.”

E sono sicuro che grazie all’app Aworld la consapevolezza arriverà.

Angelo Tropeano
Sono bravo con le parole ma spesso non ne trovo. Cinico e sarcastico ma non per colpa mia.

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