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Economia

AirItaly in liquidazione, 1200 licenziamenti. Solo un altro fatto che racconta i limiti dell’Italia

AirItaly è in liquidazione. Gli azionisti della compagnia, ossia Alisarda (51%) e Qatar Airways (49%) attraverso AQA Holding, l’11 Febbraio hanno comunicato che a causa delle persistenti e strutturali condizioni di difficoltà del mercato, hanno deciso all’unanimità di mettere la società AirItaly in liquidazione volontaria. Questa mattina ai lavoratori AirItaly è arrivata la comunicazione: tutti licenziati.

Fino al 25 febbraio, i passeggeri in possesso di un biglietto aereo voleranno con altre compagnie. Dopo il 25 febbraio, chi è in possesso di una prenotazione potrà scegliere se farsi rimborsare oppure farsi riproteggere su un altro volo. Questo quanto prevede il piano di liquidazione di AirItaly presentato dagli azionisti.

LA STORIA

AirItaly – in origine AliSarda – nasce nel 1963 per iniziativa del principe ismaelita Aga Khan, con lo scopo di favorire lo sviluppo del turismo in Costa Smeralda. Nel 1991 il nome fu cambiato in Meridiana. A dicembre 2017, Meridiana chiude la base di Milano-Linate in favore di Milano-Malpensa e per la stagione estiva 2018 sono avviate diverse rotte nazionali. Tra le principali Napoli, Lamezia Terme, Roma Fiumicino, Palermo e Catania. Da giugno 2018 quelle a lungo raggio verso New York e Miami. Il progetto di rilancio va vanti e il 19 febbraio 2018 gli azionisti presentano il piano di rilancio di Meridiana, annunciando il cambio di denominazione sociale in AirItaly. Prima della liquidazione, AirItaly fa capo alla società Aqa Holding ed è a sua volta controllata per il 51% da AliSarda S.p.A. e per il restante 49% da Qatar Airways, la compagnia aerea di bandiera del Qatar.

LE RESPONSABILITÀ DELLA GOVERNANCE

Purtroppo fin dall’avvio delle sue operazioni nel 2018 erano apparse immediatamente visibili le palesi inconsistenze del disegno strategico del progetto. Quello su cui si può essere d’accordo è che la crisi ha presentato un processo evolutivo graduale. I continui risanamenti lasciavano già spazio a pensieri rovinosi e certo non può essere messa in dubbio l’ampia responsabilità della governance aziendale. Gran parte dei processi di crisi derivano da scelte errate o tardive e nel caso di AirItaly gli errori sono stati molteplici.

Secondo gli esperti, da un lato non è stata tenuta sufficientemente presente la concorrenza delle lowcost su corto raggio, dall’altro è contestata la decisione di sviluppare il lungo raggio con l’utopia di porre in servizio fino a 20 velivoli in uscita. Scelta penalizzata da un continuo mordi e fuggi di collegamenti – aperti e subito chiusi – verso India e Thailandia, con il successivo spostamento verso Canada e USA. Ciò ha provocato una forte reazione lobbystica delle aerolinee statunitensi, evidenziando la già nota assenza di una vera forza commerciale italiana nel mercato Nordamericano.1

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UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI

Ad influire sui risultati negativi sono stati anche i costi non preventivati, quali quelli della messa a terra della flotta dei B737 Max e del conseguente affitto di vettori terzi. Non solo. Qatar Airways era pronta a mettere mano al portafoglio per assicurare un ulteriore sviluppo della società, mentre Alisarda aveva deciso di non voler più partecipare a ulteriori aumenti di capitale. Qualora, però, solo Qatar Airways avesse partecipato alla ricapitalizzazione, la partecipazione in AQA Holding sarebbe salita sopra la soglia del 49%, il massimo consentito dalla legge europea alle compagnie extra comunitarie. Anche la concorrenza di Alitalia ed il suo evidente conflitto di interessi con lo Stato, ha inevitabilmente influito sull’andamento della compagnia AirItaly. Gli aiuti di Stato sono ovviamente controproducenti per quelle compagnie che devono rimanere sul mercato senza l’aiuto di sussidi pubblici.

LE PERDITE

Nel 2017 le perdite si attestavano a circa 40 milioni di euro a fronte di un fatturato superiore ai 350 milioni, mentre nel 2018, primo anno della partnership, le perdite ammontavano a quasi 160 milioni, vale a dire il 57% del fatturato. Nel 2019, nonostante l’aumento del fatturato, che è attorno ai 330 milioni di euro, le perdite previste dovrebbero toccare i 230 milioni di euro, cioè’ il 70% del fatturato. Di fronte a questo scenario, a seguito della presentazione del budget per il 2020 da parte del management, gli azionisti hanno richiesto un’analisi approfondita da parte di esperti indipendenti. Le indagini hanno evidenziato buco nero che non consentiva di prefigurare alcune prospettiva di rilancio, se non la strada obbligata della liquidazione volontaria.

LA SARDEGNA

La storia tormentata di AliSarda sembra aver trovato il suo epilogo. Così, fra il malcontento generale e la Sardegna in ginocchio, si chiude un altro ciclo che racconta un limite dell’Italia. Questa mattina ai lavoratori AirItaly è arrivata la comunicazione: tutti licenziati. I 1.200 dipendenti – 550 dei quali in Sardegna- vedono così materializzarsi la fine del loro rapporto con l’azienda. Per i dipendenti non è previsto alcun ammortizzatore sociale. Niente cassa integrazione. Il risultato è che a farne le spese sono come sempre i cittadini. Competenze e professionalità rischiano di essere cancellate e alla luce delle incertezze sui collegamenti per la Sardegna, le cancellazioni delle prenotazioni da parte dei turisti portano sgomento e forti preoccupazioni per la comunità.

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